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La storia della Banca Mondiale

Abbiamo già parlato della Banca Mondiale, come un istituto le cui funzioni e i cui compiti sono fondamentali per tutto il mondo. Vediamone in questo articolo la storia, in maniera da capire meglio da dove viene e perché è arrivata ad avere le funzioni e i compiti che ha oggi.

Concepita durante la seconda guerra mondiale a Bretton Woods, nel New Hampshire, la Banca Mondiale ha inizialmente contribuito a ricostruire l’Europa dopo la guerra. Il suo primo prestito è stato di 250 milioni di dollari alla Francia, nel 1947, per la ricostruzione post-bellica. La ricostruzione è rimasta una priorità importante per il lavoro della Banca, dato i vari disastri che sono accaduti nel corso della guerra, le emergenze umanitarie e il periodo post bellico. Tale lavoro ha influenzato lo sviluppo e le economie fino a farle arrivare nella maniera che vediamo oggi.

Volando ai giorni nostri, la Banca Mondiale ha affinato la sua attenzione sulla riduzione della povertà come obiettivo primario di tutti i suoi lavori. Un tempo aveva un organico omogeneo di ingegneri e analisti finanziari e aveva sede esclusivamente a Washington DC. Oggi invece ha uno staff multidisciplinare e diversi esperti, tra cui economisti, esperti di politiche pubbliche, esperti settoriali e diversi scienziati del sociale. Ad oggi solo il 40 per cento del personale è basato negli uffici americani.

La banca stessa è oggi più grande, più ampia e molto più complessa. E’ diventata un gruppo unito, che comprende cinque istituzioni strettamente associate allo sviluppo: la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (IBRD), l’International Development Association (IDA), l’International Finance Corporation (IFC), la Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA) e il Centro Internazionale per la risoluzione delle controversie relative agli investimenti (ICSID).

Durante gli anni ’80, la Banca Mondiale è stata spinta in molte direzioni: agli inizi del decennio è stata portata faccia a faccia con diversi problemi macroeconomici e con un problema di ristrutturazione del debito.

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Funzioni della Banca Mondiale

La Banca Mondiale è una delle istituzioni nate con gli accordi di Bretton Woods. Il gruppo, composto dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale, prende il nome la città di Bretton Woods, nel New Hampshire, dove si è tenuto il vertice in questione nel 1944, tra i rappresentanti degli Stati Uniti, del Regno Unito, dell’Australia e dell’India. La Banca Mondiale promuove lo scopo originario delle decisioni prese da Bretton Woods, ovvero la facilitazione dell’economia internazionale.

La Banca mondiale è stata stabilita con gli accordi di Bretton Woods perché alla fine della seconda guerra mondiale vi era in vista una crisi economica mondiale. I partecipanti al vertice erano molto preoccupati per la devastazione dell’Europa in seguito alla fine del conflitto. La Banca è stata creata per aiutare a rivitalizzare l’economia europea e per la riparazione dei danni di guerra. L’obiettivo è stato fatto dando dei prestiti ai paesi che ne avevano bisogno. Il primo prestito erogato dalla Banca Mondiale è datato 1947 e ha dato 250 milioni di dollari alla Francia per la ricostruzione del paese. A partire dal 2010, la banca ha prestato circa 13 miliardi di dollari, ogni anno, per i paesi in via di sviluppo sotto forma di crediti a tasso zero.

Vediamo inoltre anche altre funzioni che oggi copre la Banca Mondiale. Prima di tutto guardiamo alla strategia di sviluppo, con i prestiti della Banca Mondiale che hanno delle stringhe allegate, con le quali la banca controlla come ogni paese spende i fondi che riceve. Il quadro della Banca Mondiale fornisce pieno sostegno ai paesi a cui si presta denaro al fine di garantire che i fondi della Banca Mondiale non vengano spesi in modo poco efficace e non vadano persi con la corruzione. La Banca studia l’economia e il clima politico di ogni paese a cui intende erogare i fondi. Il prestito viene fornito con una strategia di sviluppo che il paese che riceve i fondi deve seguire, anche grazie alle varie istituzioni che compongono la Banca Mondiale.

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Grecia, la situazione potrebbe migliorare

Il valore delle azioni greche è salito nelle ultime ore sulla speranza che il governo e i creditori privati possano trovare un accordo sulla svalutazione massiccia del debito. Allo stesso modo anche le ottime vendite di bond da parte della Francia e della Spagna, nonostante il downgrade di rating, hanno contribuito a questo ottimo risultato.

Indice ASE di Atene ha infatti guadagnato circa il 2,9% , secondo le ultime informazioni che sono state rese note. I funzionari greci sono decisamente ottimisti sul fatto che un accordo sia vicino, i che potrebbe cancellare quasi un terzo del carico del debito impressionante del paese.

L’umore è stato sollevato anche da un rapporto che è stato pubblicato dal ministro delle Finanze greco, Evangelos Venizelos, secondo il quale il Fondo Monetario Internazionale è pronto a tenere dei colloqui sul salvataggio, con l’obiettivo di dare dei fondi aggiuntivi, che sono necessari per evitare un default a marzo. Dopo un periodo di attesa di diverse settimane, è stato finalmente dato il via libera al paese di presentare al FMI una richiesta per iniziare le procedure per il nuovo programma di aiuti. Venizelos ha detto ai legislatori del suo paese che ci si trova di fronte ad una battaglia finale per la svalutazione del debito, con delle trattative tra i creditori privati. Un portavoce del governo ha invece aggiunto che i negoziati sono in una fase molto delicata, ma comunque si può essere positivi in merito.

I tre partiti politici che sostengono la coalizione che attualmente si trova al governo della Grecia, sono stati nel frattempo convocati per una riunione di emergenza con il primo ministro Lucas Papademos. Ad Atene, Venizelos e Papademos dovrebbero riprendere i colloqui entro al massimo questa sera con Charles Dallara, direttore dell’Institute of International Finance, per la negoziazione con le banche del settore privato.

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Tobin Tax, il “cavallo di Troia” della EU?

La tassa sulle transazioni finanziarie che il presidente Nicolas Sarkozy e il cancelliere Angela Merkel hanno convenuto applicare, probabilmente si ritorcerà contro gli Stati membri, dato che sempre più stati avallano la scelta del Regno Unito. Dei piani di applicazione della tassa sulle transazioni finanziarie sta prendendo piano piano forma. E’, ad oggi, l’ultimo capitolo della disputa tra Londra e Bruxelles. Tuttavia, sembra ora che gli inglesi non saranno i soli ad opporsi alla Tobin Tax.

La Danimarca, che ha assunto la presidenza di turno dell’Unione europea il 1 ° gennaio, ha espresso la sua preoccupazione. Anche Svezia, Irlanda e Polonia sono tra i paesi che non gradiscono tassare le transazioni sulle azioni, obbligazioni e derivati, se per motivi differenti. Anche in Germania, la Merkel si trova ad affrontare opposizione all’interno del suo stesso partito. La Tobin Tax è diventata, alla fine, il cavallo di Troia di David Cameron. Dopo l’ultimo vertice, si pensava che Cameron potesse aver portato il Regno Unito verso l’isolamento, ma ora la situazione appare da una luce differente.

L’opposizione di Cameron a questa proposta fiscale è tale che ha incaricato i suoi diplomatici di fare tutto quanto in loro potere per fermare il problema e per evitare che la legge possa essere iscritta all’ordine del giorno del vertice europeo di questo mese, a Bruxelles.

La Merkel e Sarkozy, d’altra parte, sono fermamente convinti che una tassa sulle transazioni finanziarie europee debba essere concordata, anche se solo a livello dei 17 paesi che ad oggi hanno l’euro. Sarkozy si è spinto fino a dire che Parigi imporrebbe tale imposta unilateralmente, anche se non dovesse esserci accordo con Bruxelles. Ma la Danimarca, come la Gran Bretagna, dice che la Tobin Tax funziona solo se si è d’accordo a livello globale. Sembra che la situazione, da questo punto di vista, si stia scaldando.

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L’euro si rafforza contro dollaro e yen

L’euro si è rafforzato per il secondo giorno consecutivo rispetto al dollaro e allo yen, in seguito ad un piccolo ottimismo sul fatto che la Grecia si sta avvicinando ad un accordo per ridurre il suo debito. Oggi il primo ministro greco, Lucas Papademos, riprende i colloqui con gli obbligazionisti privati. Il dollaro si è indebolito prima che i rapporti degli Stati Uniti hanno detto che gli economisti mostreranno come la produzione industriale è aumentata, così come la fiducia tra i costruttori edili.

C’è un certo ottimismo circa il fatto che un accordo sarà trovato per la situazione della Grecia, anche se è ancora presto. Ci sono anche dei dati più positivi provenienti dagli Stati Uniti, dove il mercato è in uno stato d’animo più ottimista, situazione che sta incrementando il valore dell’euro e indebolendo quello del dollaro.

La Grecia deve dunque riprendere i colloqui con l’Institute of International Finance, che rappresenta i creditori privati. Lo IIF, con sede a Washington, ha terminato le trattative la scorsa settimana dopo che non è riuscito ad accordarsi con il governo su quanto denaro gli investitori dovranno perdere scambiando le obbligazioni.

Il governo greco si avvicinando all accordo con gli obbligazionisti, che darà ad esso contanti e titoli per un valore di mercato di circa 32 centesimi per ogni euro di debito. Molti molto fiduciosi circa il fatto l’affare avrà porto. L’euro guadagna anche dopo le notizie che Fitch potrebbe tagliare il rating dell’Italia di due livelli entro la fine di gennaio, aggiungendo nuove preoccupazioni a quelle della crisi del debito.

Fitch ha intanto abbassato l’outlook sul rating AAA della Francia e ha messo la Spagna e l’Italia in revisione per un possibile downgrade, citando l’incapacità dell’Europa di trovare una soluzione globale alla crisi del debito. I tagli per l’Italia potrebbero venire entro la fine del mese, dunque questa sarà una notizia da tenere a mente.

L’euro si è indebolito del 4,1 per cento negli ultimi sei mesi, lo yen è invece salito del 8,6 per cento, la miglior performance tra le valute delle 10 nazioni più sviluppate al mondo. Dietro allo yen c’è stato il dollaro, che si è rafforzato del 6,8 per cento.

Il dollaro ha perso terreno contro 11 delle 16 valute principali, in seguito alle speculazioni sul fatto che gli Stati Uniti potrebbero avere nuovi segnali positivi dalla sua economia, grazie all’incremento della domanda di beni ad alto rendimento. La produzione industriale è aumentata dello 0,5 per cento a dicembre, dopo un calo dello 0,2 per cento nel mese precedente, mentre l’indice di fiducia dei costruttori è salito a quota 22 durante questo mese, il valore più alto dal maggio 2010.

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Osborne, la zona euro deve risolvere i suoi problemi

La zona euro ha bisogno di dimostrare in maniera convincente che può stare dietro ai problemi della sua moneta e che può risolvere la crisi del debito della Grecia. Lo fa sapere il Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, in risposta al downgrade di nove dei 17 paesi nel blocco della zona euro da parte di Standard & Poor.

Non ci sono state effettivamente molte prove che la zona euro abbia le risorse necessarie per un miglioramento dell’euro e per fornire effettivamente fiducia al mercato, così tanto almeno da spingere gli investitori a stare dietro alla moneta. La zona euro deve in particolar modo e prima di tutto risolvere i problemi del debito della Grecia, che si sono dimostrati destabilizzanti oltre ogni limite e oltre ogni pensiero.

Quasi più che un declassamento, la persistente incertezza circa il modo in cui le cose stanno andando nella zona euro e il modo in cui fino ad ora è stato affrontato il debito della Grecia, compresa la cancellazione di parte del debito del settore privato, è una fonte quasi maggiore di instabilità per la zona euro stessa. Osborne ha ribadito che è fondamentale per l’economia del Regno Unito che il problema dell’euro-zona sia risolto, aggiungendo che il governo sta facendo tutto il possibile per superare la tempesta economica.

Egli ha ribadito che è pronto ad andare al parlamento britannico per richiedere maggiori risorse da versare nel Fondo monetario internazionale, ma solo come parte di uno sforzo globale degli altri grandi paesi del Gruppo dei 20 paesi industrializzati, il G20. E’ chiaro che che il denaro del FMI non è un sostituto per la situazione della zona euro, che deve avere in maniera autonoma tutte le risorse per affrontare la crisi della propria moneta. Questo denaro del Fondo monetario internazionale è usato per sostenere i paesi, non le valute.

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Gli effetti del downgrade europeo

La Francia si è unita agli Stati Uniti nel club degli ex paesi che hanno la tripla A e che hanno un rischio di credito più elevato. Quando Standard & Poor ha tolto il rating superiore al paese francese, lo ha fatto anche con altri paesi, come Spagna, Italia e altri sei paesi, che hanno subito un downgrade tutti allo stesso tempo.

Con il downgrade degli Stati Uniti che è avvenuto la scorsa estate, le variazioni di rating dei paesi non raccontano al mondo nulla di nuovo o nulla che i mercati già non sappiamo. S & P, come spesso accade con le agenzie di rating, sta seguendo il mercato anziché spostarlo e il downgrade incombente della Francia è stata forse la peggior cosa che possa essere accaduta negli ultimi mesi. Il maggior impatto può essere a livello politico, soprattutto per la possibilità di rielezione del presidente francese, Nicolas Sarkozy. Allo stesso modo di come è successo con il presidente Obama qualche mese fa.

Il downgrade di S & P riflette la verità circa il fatto che le iniziative europee nel tentativo di salvare l’euro non hanno avuto successo fino ad ora e non sono riuscite ad evitare il contagio, che si è diffuso. L’UE ha reagito alla crisi del debito spingendo i paesi più forti euro a garantire per i più deboli. Ma questi prestiti non hanno risolto la crisi e a causa di queste garanzie oggi anche i paesi relativamente forti sono esposti a quelli più deboli.

In pratica, il downgrade riduce la capacità del fondo di salvataggio. Dato che l’UE ha altre strategie di risposta alle crisi, tutti rimangono che bisognerebbe metterle in pratica. Il downgrade potrebbe portare a qualcosa di buono se dovesse motivare i leader europei a ripensare alla strategia messa in pratica fino ad ora.

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La Spagna vende bene, ma l’Italia non è da meno

La Spagna contribuisce a rafforzare la situazione dell’euro, dato che nell’ultima asta di titoli di debito, il paese ha venduto più del doppio il suo obiettivo, con degli oneri finanziari più bassi rispetto al passato. Il primo vero test del 2012 è stato superato con un grande margine. Il Tesoro spagnolo ha venduto circa 10 miliardi di euro in titoli, ma l’obiettivo iniziale era di venderne 5 miliardi.

Ma la Spagna deve ancora affrontare delle grandi sfide quest’anno per raggiungere gli obiettivi di pareggio del bilancio e per recuperare il disavanzo del 2011, anno in cui l’obiettivo di riduzione dei costi è fallito. Le banche nazionali hanno continuato a prestare denaro grazie ai finanziamenti della Banca centrale europea, che hanno fornito alle banche iberiche quasi mezzo trilione di euro in tre anni.

Sembra che tuttavia l’unico motivo per cui i titoli sono stati venduti così bene è abbondante liquidità della BCE. Dato che dovrebbe esserci un’altra tranche di liquidità prevista per febbraio, il mercato sembra molto soddisfatto.

Le vendite di gennaio saranno probabilmente le più basse del primo trimestre e quelle a più breve termine, il che le rende più facili da assorbire.

Come è andato invece il nostro paese nella sua vendita di bond? Anche l’Italia è andata molto bene, pagando meno della metà di quello che ha fatto un mese fa per la vendita di bond con scadenza ad un anno, durante la sua prima asta del 2012.

Il rendimento italiano dei bond a 12 mesi è sceso al 2,735 per cento, mentre alla fine dello scorso anno il governo aveva pagato circa il 6%. Si tratta del valore di interesse più basso dallo scorso mese di giugno.

Ora l’Italia lancerà domani una nuova campagna di emissione di titoli, offrendo fino a 4,75 miliardi di euro di debiti con scadenza a tre anni. Speriamo possa andare bene anche questa vendita.

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La Germania si conferma essere la prima economia in Europa

L’economia tedesca potrebbe probabilmente essersi ridotta dello 0,25% nell’ultimo trimestre del 2011. Per tutto il 2011, l’economia è cresciuta del 3%, secondo i dati ufficiali dell’Ufficio di Statistica. L’impulso per la crescita è principalmente fornito dalla domanda interna, tuttavia il tasso di crescita annuale è stato più debole di quello post-unificazione, che era ad un record del 3,7% .

Il dato annuale si basa su una stima per il quarto trimestre, con i dati ufficiali per gli ultimi tre mesi che dovrebbero essere pubblicati il 15 febbraio. Anche se l’espansione del 3% nel 2011 ha segnato un rallentamento della crescita a partire dal 2010, si tratta ancora di una crescita forte rispetto ad altre economie.

L’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo, OCSE, prevede una crescita nel 2011 dell’1,7% negli Stati Uniti, dello 0,9% nel Regno Unito, dell’1,6% in Francia e dello 0,7% in Spagna e in Italia.

La ripresa economica ha avuto luogo principalmente nella prima metà dell’anno. Per la Germania resta molto facile trovare denaro per raccogliere fondi. All’inizio della settimana, la Bundesbank ha messo all’asta 3,9 miliardi di euro di debito, ad un tasso di interesse molto basso. Questo perché, rispetto al resto d’Europa, gli investitori vedono la Germania come una istituzione solida in cui poter investire i loro soldi. E pensano che se l’euro crolla, l’economia tedesca sarà ancora in piedi.

In secondo luogo, a causa dei problemi in Grecia, in Portogallo, in Irlanda e in Spagna, il valore dell’euro rispetto al dollaro è sceso di circa il 10% nella seconda metà dello scorso anno, il che rende le esportazioni tedesche più convenienti rispetto a quelle degli USA.

Di questo ne ha beneficiato in maniera particolare il mercato delle auto tedesco, le cui vendite sono state particolarmente forti, con le vendite che sono state in aumento del 6,1% nel mese di dicembre. Le esportazioni, che sono state il principale motore dell’economia tedesca, sono aumentate del 8,2%, anche se questo ha segnato un rallentamento della crescita del 13,7% dall’anno scorso.

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L’euro ancora in crisi

La Banca centrale europea dovrebbe prendersi una pausa dal taglio dei tassi di interesse, anche se l’euro rimane ancora intrappolato in un circolo vizioso di costi governativi e di dati economici deboli. La prima settimana del 2012 non è stata incoraggiante per la valuta comune europea. Dopo un breve attacco di ottimismo alimentato dai dati di produzione, che sono migliorati all’inizio della settimana, l’euro alla fine ha ceduto al pessimismo generale sulla crisi del debito, arrivando al minimo da 15 mesi contro il dollaro e a quello mai raggiunto contro lo yen, addirittura sotto quota 98.

Gli sforzi da parte della BCE di sedare i mercati hanno avuto un successo limitato. La banca centrale continua a comprare titoli di emergenza del debito italiano e spagnolo, ma gli oneri dei titoli a 10 anni in Italia rimangono indomiti ad un rendimento del 7%, una soglia che gli economisti considerano insostenibile.

Gli analisti sono alla ricerca di indizi che la BCE possa effettuare un più aggressivo acquisto di bond, come una sorta di quantitative easing della Federal Reserve, che ha portato ad un forte deprezzamento del dollaro. Almeno per ora, il presidente della Bce, Mario Draghi, resiste all’idea. In definitiva, se la BCE vuole una maggiore attività economica, potrebbe fare effettivamente come la Fed e spingere a lungo termine i rendimenti obbligazionari più bassi.

Sull’euro pesa anche la paura di un downgrade di massa per le economie più indebitate in Europa, una mossa che potrebbe aumentare gli oneri finanziari di tutto il continente.

Dopo un periodo di calma, dicono gli analisti che le tensioni nei mercati obbligazionari europei stanno danneggiando l’euro. Gli investitori ora sembrano separare i rischi generati dalla crisi del debito in Europa da altri problemi legati alla crescita globale, rischi che dovrebbero essere dissolti o confermati questa settimana, dato che verranno pubblicati dei dati sulla produzione industriale delle economie più grandi in UE.

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USA, la ripresa passa anche per il mercato immobiliare

I politici della Federal Reserve hanno detto che il governo degli Stati Uniti dovrebbe cercare nuovi modi per stimolare il mercato immobiliare. Il presidente della Fed di New York, William C. Dudley, ha detto che degli ulteriori interventi di politica abitativa possono aiutare la crescita, anche se la Fed dovrebbe considerare un ulteriore allentamento. Il Presidente della Fed di Boston, Eric Rosengren, ha invece preso una posizione più aggressiva nel sostenere l’acquisto di titoli garantiti da ipoteca, mentre il governatore della Fed, Elizabeth Duke, ha detto che l’atteggiamento attuale della politica monetaria della banca centrale americana è appropriato.

I commenti sottolineano le preoccupazioni da parte dei funzionari della Fed che bisognerebbe operare ancora per rilanciare la crescita e per ridurre la disoccupazione. Il Presidente della FED, Ben Bernanke, ha esortato i legislatori a fare di più per rilanciare il mercato immobiliare, definendolo un ostacolo alla ripresa economica.

Ora il Federal Open Market Committee si riunirà il 24 e il 25 gennaio a Washington, dove i governatori e i presidenti delle varie banche regionali presenteranno per la prima volta in questo 2012 delle novità sul tasso di riferimento sui fondi federali. La Fed ha fatto sapere che potrebbe alterare i tassi dicendo che li terrà vicino allo zero almeno fino alla metà del 2013. La banca centrale ha tagliato il tasso di interesse portandolo quasi a zero nel dicembre 2008.

Anche così le prospettive per la disoccupazione sono inaccettabilmente elevate, sembra quasi che il mercato del lavoro non è pronto per un marcato miglioramento. Mentre il trend della disoccupazione è progressivamente più basso, il percorso per arrivarci potrebbe essere difficile. I responsabili politici sono disposti ad utilizzare tutti gli strumenti in mano loro al fine di favorire la ripresa economica in un contesto di stabilità dei prezzi. Gli USA, nel frattempo, continuano a crescere e a migliorare.

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La FED manterrà i tassi di interesse al minimo

In un cambiamento importante della sua politica, la Federal Reserve annuncia che per diverso tempo prevedà di mantenere a breve termine i tassi di interesse ai livelli attuali. Attualmente, le previsioni includono delle stime per la crescita della disoccupazione ma, nonostante questo, non ci sarà crescita dei tassi di interesse.

Le imprese di piccole dimensioni negli USA hanno assunto in media 0,15 addetti ad impresa il mese scorso, secondo gli ultimi dati che arrivano dagli USA. Il nove per cento degli intervistati ha dichiarato che prevede di aumentare l’occupazione nei prossimi tre mesi, mentre l’8 per cento delle aziende prevede di ridurre la propria forza lavoro. Sono proprio le piccole imprese dalle quali bisogna ripartire. E’ questa la profonda e giusta convinzione sia del presidente Obama che del numero uno della FED, Ben Bernanke.

La settimana scorsa, mentre ancora in vacanza alle Hawaii, il presidente Obama ha firmato un emendamento che autorizza la realizzazione di programmi di sviluppo e di ricerca per le piccole imprese. I parlamentari di Camera e Senato hanno nel frattempo trovato un compromesso su un accordo per salvare i programmi che riguardano il lavoro, una decisione decisamente ottima da ogni punto di vista.

Un dato molto importante che negli USA è stato fatto registrare nel corso delle ultime settimane è stato quello dell’aumento della domanda del settore manifatturiero. Gli ordini alle fabbriche americane sono aumentati dell’1.8 per cento nel mese di novembre, segnando il maggior incremento in quattro mesi, secondo i dati diffusi dal Dipartimento del Commercio degli USA. Le stime di produzione del mese precedente sono state riviste al rialzo dello 0,2 per cento, con la domanda per gli aerei e per le automobili che sono state in aumento e che hanno compensato il calo della domanda dei metalli per la produzione di computer e di strumenti del settore dell’elettronica.

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Le banche hanno iniziato il 2012 in aumento, ma continuerà?

Le azioni bancarie hanno inaugurato il nuovo anno facendo registrare qualcosa che raramente hanno fatto nel 2011, un guadagno leader di mercato. Bank of America, che ha perso lo scorso anno quasi il 60%, è salito di oltre il 4%, Goldman Sachs ha guadagnato circa il 5%, mentre Citigroup e Morgan Stanley hanno guadagnato oltre il 6%. Quindi, questo anno sarà di ritorno per i titoli bancari? Probabilmente no, certo, non possono perdere allo stesso modo di quanto hanno fatto nel 2011, ma molti investitori sono ancora scettici sul settore, per ovvi motivi. I problemi di debito in Europa non sono finiti. L’economia statunitense, pur evidenziando segnali di miglioramento, rimane bloccata.

Non è ancora chiaro quale impatto potranno avere le regole del nuovo governo, che fanno parte del Dodd-Frank Wall Street Reform Act. Diverse grandi banche hanno ancora nei loro portafogli dei rischi legali ai mutui crollati ancora durante la crisi del credito del 2008.

Il settore bancario ha vissuto la crisi più grande in assoluto lo scorso anno, così come il settore immobiliare. Purtroppo la cosa più critica legata a questo settore è che molte aziende e molti privati non sono riusciti a chiedere prestiti così facilmente come hanno potuto fare fino a quel momento. A livello privato, non avere prestiti porta anche a spendere di meno e sappiamo che la spesa dei consumatori è uno dei dati fondamentali più importanti in assoluto, sia a livello di forex che di azioni.

A livello aziendale, invece, non avere prestiti significa per la maggior parte dei casi non poter crescere. Se non c’è crescita, non c’è possibilità per le aziende di assumere nuovo personale e, dunque, non c’è modo di aumentare la spesa dei singoli. E’ un cerchio nel quale, se cade il primo tassello, cadono anche tutti gli altri. Bisogna stare attenti e bisogna agire con calma, puntando sui mercati bancari.

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E’ possibile invertire una posizione perdente? Parte 2

Abbiamo visto nello scorso articolo che, dopo aver aperto la nostra posizione, ipotizziamo che il trading si muova in maniera negativa per noi. Nonostante questo, siamo sicuri, avendo fatto una certa analisi tecnica e soprattutto una certa analisi fondamentale, che la coppia EUR/USD ha un livello di supporto a circa 1,282 , dunque dentro il nostro stop loss, e inoltre sappiamo che la coppia di valute dovrebbe risalire perché, ad esempio, potrebbe essere in una situazione di ipervenduto.

A questo punto si potrebbe decidere di ignorare la classica gestione del denaro e di eliminare tutti gli stop loss. Attenzione, si tratta in ogni caso di un metodo molto rischioso, che potete provare solo se state al computer a chiudere la posizione nel caso in cui dovesse scendere ancora. Se le impressioni sono giuste, allora la coppia di valute dovrebbe correggersi.

Se si riesce a superare lo shock iniziale del mercato e si dimostra che l’andamento attuale, ovvero quello in discesa, è sbagliato, dunque la coppia EUR/USD, ancora in calo, inizia a rifiutarsi di scendere al di sotto di un certo livello. Diventa chiaro che la coppia di valute EUR / USD non è disposta a scendere ancora, piuttosto resterà sui livelli che ha raggiunto.

A questo punto possiamo avere la nostra occasione, sia per recuperare dalla perdita che per aprire delle posizioni in guadagno. In questi casi, infatti, la migliore occasione che si possa sfruttare per uscire da questa brutta situazione è quello di aprire delle posizioni in ritracciamento, ovvero che ci fanno guadagnare da questi particolari movimenti di mercato. Il vantaggio è doppio, da un lato si riduce la perdita, dall’altro invece si ha un guadagno da delle nuove posizioni che vengono aperte. Ovviamente, la cosa da ricordare è che, anche in questo caso, si tratta di un “gioco” molto rischioso, che deve essere fatto solo da trader esperti.

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E’ possibile invertire una posizione perdente?

Abbiamo visto nello scorso articolo che una delle cose che si può provare a fare, quando si perde denaro nel Forex, è di cercare di invertire una posizione, da negativa a positiva. Vediamo come fare e supponiamo che si stia operando con la coppia di valute EUR/USD , tanto da pensare che il suo prossimo livello di resistenza sarà a quota 1,3345 . Prima di aprire la posizione long, immaginiamo che il prezzo scenda, puntando al livello di supporto a quota 1,2820 . Questo significa aprire una posizione a questo secondo valore, puntando alla resistenza, per un profitto di 525 pips se tutto va nel verso giusto.

Quando si opera è importante mantenere una certa flessibilità, soprattutto se si vuole tentare di far diventare una posizione negativa in una positiva. Ipotizziamo di scegliere di utilizzare uno stop loss a 175 pips in caso di andamento in negativo della coppia EUR/USD. Questo significa che nel caso in cui la coppia dovesse scendere in negativo e farci perdere denaro, bisognerebbe uscire dal mercato al raggiungimento del valore di 1,3420. Allora, siete pronti ad aprire una posizione con un rischio di 175 pips e una ricompensa di 525 pips? Avreste un eccellente rapporto tra rischio e ricompensa, pari a 1:3, circa.

Ricordate, come abbiamo già detto, che la flessibilità è importante. Ecco perché bisognerebbe anche poter muovere lo stop loss e il take profit mano a mano che il trend si muove. In questo modo si può rimanere flessibili e ci si può muovere con il mercato, una cosa decisamente importante.

Cosa potrebbe accadere a questo punto sul mercato? La coppia EUR/USD inizia a perdere terreno. La regola classica della gestione del denaro nel Forex vorrebbe che si debba uscire dal mercato il prima possibile, al fine di limitare al massimo le perdite. Ora come ora, questa coppia di valute si trova in una brutta posizione. Cosa faremo?

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Come comportarsi con una posizione perdente

Una cosa che bisogna imparare per fare trading in maniera efficace è come portare una posizione in perdita in una in in profitto, il sogno di ogni trader. Se si applica una corretta gestione di denaro, questa situazione potrebbe non verificarsi. Ma supponiamo di aver fatto un errore di giudizio e tutto ad un tratto ci si trova in una posizione fuori controllo, che ha il potenziale di farci chiudere l’account.

Questa situazione può facilmente sorgere quando si utilizza una sosta mentale invece che un vero e proprio stop loss. Per questo motivo molti commercianti hanno perso. Invece di usare usare uno stop vero e proprio, hanno preferita usarne uno mentale, ovvero dirsi di uscire dalla posizione qualora il prezzo avesse raggiunto un certo valore. Ma i trader professionisti a volte fanno anche un’altra cosa. Invece di uscire dal mercato, preferiscono uscire lentamente dalla posizione, in che maniera?

Quando ci si trova in una posizione in perdita, ci sono tre opzioni a nostra disposizione. Una è quella di tagliare le perdite e di uscire immediatamente dalla posizione. La seconda è quella di provare ad attendere, con la speranza che il mercato possa invertirsi (cosa sconsigliata nella maggior parte delle volte). Entrambe queste opzioni portano ad una perdita che è più o meno grande. La terza opzione è quella di riuscire a cambiare la tua posizione, da una in perdita ad una in profitto. In questo e nei prossimi articoli andremo a discutere circa questa terza opzione.

La parte più importante di questa strategia di trading è la flessibilità. In realtà, qualunque strategia di trading si utilizzi, essa dovrebbe includere un certo elemento di flessibilità.

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