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Investire in oro fisico e finanziario

I negozi Compro ORO sono sempre di più, e questo significa due cose molto importanti: una parte del paese (la maggior parte degli italiani) lo sta già utilizzando per avere denaro contante dalla sua vendita mentre un’altra parte (la minoranza che se lo può permettere) si può permettere di acquistarlo investendo in esso come classico bene rifugio.

Perché investire in oro
Investire in questo metallo ha diversi vantaggi.
1) Durante i forti periodi di crisi o di alti e bassi finanziari, l’oro è una garanzia contro il rischio di fallimento in quanto è scollegato dal normale mercato finanziario che regola il settore borsistico ed economico (azioni, obbligazioni, forex in generale, ecc.).
2) Ci protegge dall’inflazione quando perdiamo potere d’acquisto, e proprio come sta accadendo in questo momento in Italia, permette di recuperare il valore perso dalla moneta.
3) Ha una maggiore stabilità perché ha una bassa “volatilità” e questo aiuta a ridurre i rischi di perdita i un portafoglio finanziario.
4) La sua disponibilità nel mondo è molto bassa e se ne riesce ad estrarre sempre meno e di minore qualità, ma i paesi emergenti ne richiedono sempre più, sia fisico che finanziario.

Come si investe in oro
I metodi per investire in oro sono diversi ma tutti possono essere raggruppati in due sistemi, fisico e finanziario.
Investire in oro fisico
Acquistare oro fisicamente è facilissimo. Si può decidere tra monete d’oro, il cui valore si calcola moltiplicando il suo peso x il valore dell’oro x il guadagno del rivenditore; monete numismatiche, il loro valore fa riferimento perlopiù alla rarità della moneta anziché al suo peso quindi è poco indicata per un investimento puro e semplice; lingotti d’oro, realizzati in oro puro.
Oro finanziario
Come tipo di investimento è il più comodo per coloro i quali non vogliono acquistare fisicamente dell’oro e magari doverselo tenere in una cassaforte in casa e avere paura che qualcuno venga a rubarglielo. I principali sistemi di investimento sono Etc (Exchange Traded Commodities), Futures, Opzioni, Azioni in società di estrazione.

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Crisi e recessione: dove e quanto investire nel 2012

Investire nel forex e in borsa nel 2012Siamo in recessione, quindi il PIL non cresce. In questo scenario dove è ancora possibile e redditizio investire?

Per sapere in che modo investire i propri risparmi è importante innanzitutto dare uno sguardo agli altri mercati, in particolar modo quello USA, quello europeo e quello dei Paesi Emergenti.

Il periodo di forte caduta borsistico che si è avuto nel 2011 sembra essersi interrotto, e siccome spesso la Borsa anticipa quello che poi accadrà nell’economia reale, bisognerà attendere le prossime settimane per capire cosa accadrà realmente all’economia mondiale, anche se molto probabilmente non sarà nulla di buono.

Quanto detto fino ad ora vale anche per le nazioni emergenti ma non per gli USA che pare si stiano svincolando dalla paralisi economia.

Il 2012 sarà un anno molto difficile per tutto il mondo, e noi italiani accuseremo un colpo molto molto forte ma vediamo dove è possibile investire per avere un po’ di profitto di ritorno.

La prima azione da fare è controllare continuamente i principali indici dei mercati azionari: se il trend si invertirà e le azioni saliranno significherà che sarà vantaggioso incominciare ad investire nuovamente in qualcosa. Se volete investire nel Forex lasciate fin da ora un po’ di contante in un conto deposito in modo essere pronti ad investire.

La seconda cosa da fare è controllare costantemente anche il mercato delle obbligazioni bancarie, perché le banche sono in cerca di liquidità quindi di persone pronte a usufruire degli investimenti che loro offrono ai clienti. Proprio per questo si sta alzando il tasso di interesse offerto a chi investe o a chi apre un nuovo conto corrente: le banche stanno cercando di autofinanziarsi il più possibile. Ecco perché potrebbe risultare vantaggioso investire in alcuni bond bancari che possano essere vantaggiosi come prezzo e/o cedole.

Nelle prossime settimane (proprio come è accaduto negli ultimi mesi del 2011) aumenteranno le offerte nei conto deposito.

Un ultimo consiglio è quello di fare della vostra esperienza di investitori il migliore mezzo per i nuovi investimenti. I nuovi investitori è meglio che incomincino sempre con l’investire piccole cifre in guadagni ad alta sicurezza anche se ciò significherà guadagnare poco.

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Il 29 novembre IV Forum Forex con operatori e top traders

Forum forexSi terrà martedì 29 novembre al Grand Hotel Doria la quarta edizione del Forum Forex organizzato da Editrice Le Fonti con il contributo di Club e Rivista Family Office, Centro Studi Finanziari, Giuridici e Sociali, Assofondazioni, Rivista IAI Review, Istituto di Scienze e Cultura e Finanzaediritto.it.

L’evento, che vedrà protagonisti i migliori operatori e traders italiani, si svolgerà dalle 9,30 alle 13. All’interno si terrà un’esclusiva tavola rotonda con i top traders che presenteranno analisi in real time. Tra loro Giovanni Lapidari, Fabio Ansaloni, Giancarlo Dall’Aglio, Marco Ciucci ed Enrico Malverti. Tra i relatori interverranno Angelo Ciavarella, Head of Italian Desk ActivTrades e Gabriele Vedani, Managing Director FXCM che parleranno dei nuovi scenari del mercato valutario. In occasione del Forum verrà inoltre presentata la nuova Guida Forex 2011-2012 (Editrice Le Fonti).

Per ulteriori informazioni e il programma aggiornato dell’evento:
http://www.finanzaediritto.it/articoli/forum-forex-2011-4%C2%B0-edizione-9875.html

Forum Forex

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Investimenti immobiliari nelle località turistiche dell’alto Adriatico

investimenti immobiliariL’immobiliare rappresenta una buona fetta degli investimenti degli italiani ma anche degli stranieri che scelgono il nostro paese per diversificare il portafoglio. Tra le destinazioni preferite per i capitali, spiccano le case e gli appartamenti nelle città d’arte, sempre apprezzate per il valore aggiunto del contesto urbano storico, e le seconde case nelle località di vacanza, che nel 60-70% dei casi significa località balneari.

In questo senso, le rive del mare Adriatico sono da tempo le meglio attrezzate per attrarre investimenti di questo tipo, e l’Adriatico settentrionale con la Riviera veneziana e le coste del Friuli Venezia Giulia in particolare propongono luoghi e prodotti eccellenti che permettono di ottenere alte rendite e buoni profitti da compravendite e affittanze. Il caso di Bibione (VE) e di Lignano Sabbiadoro (UD) è emblematico dell’attrattiva turistica di zone che vantano una tradizione di accoglienza relativamente recente.

Separate dalla foce del Tagliamento, le due “vicine di casa” hanno entrambe conosciuto i propri anni di boom iniziale attorno al 1950-1960, affermandosi e crescendo gradualmente nei decenni successivi e incrementando le presenze. Un ‘ottimo clima, cure termali possibili in entrambe le località che godono di stabilimenti di alto livello, e tantissime possibilità di divertimento offerte in primo luogo dalle amplissime spiagge – a Bibione lunghe in certi tratti anche 400 metri – e dalla finissima sabbia – “Sabbiadoro” – sono stati e sono a tutt’oggi i fattori primi dello sviluppo. Oggi Lignano e Bibione registrano numeri da brivido annoverando circa 10.000.000 presenze complessive, rappresentando una grossa fetta dell’economia turistica del bacino adriatico.

Infinite le opportunità di divertimento, shopping e sport: parchi a tema come Gulliverlandia, parchi acquatici come l’Aquasplash, zoo come Punta Verde e riserve naturali come il Parco del Tagliamento e la laguna di Bibione; il golf di Lignano a 18 buche e i numerosissimi tornei di sport su sabbia di Bibione; i negozi che popolano i centri delle due località.

L’acquisto di un appartamento a Lignano o a Bibione rappresenta dunque un’ottima opportunità d’impiego dei propri soldi e li mette al riparo da congiunture sfavorevoli, considerando anche la qualità decisamente alta delle costruzioni che vengono realizzate, molto attente all’impatto ambientale, al risparmio energetico e all’impiego di materiali naturali.

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Cosa sono i CDS e lo SPREAD

La crisi finanziaria degli ultimi anni ha portato alla ribalta termini come CDS e Spread che, fino a qualche tempo fa, erano di dominio quasi esclusivo degli addetti ai lavori del mondo finanziario. Soprattutto nell’ultimo periodo non c’è giorno in cui guardando un semplice telegiornale o leggendo un comune quotidiano, ciascuno di noi non finisca per imbattersi in questi termini un tempo oscuri.

Cerchiamo pertanto di capire cosa questi due termini indichino nel linguaggio della finanza e, ormai, nel linguaggio comune.

Lo Spread è la differenza di rendimento sul mercato finanziario dei titoli di Stato italiani rispetto a quelli tedeschi. Questi ultimi vengono presi come punto di riferimento per questa misurazione proprio perché il mercato tedesco viene da sempre considerato il più stabile in Europa.
Solo per chiarire un po’ quelle che sono state le conseguenze della crisi finanziaria degli ultimi anni riassumiamo un po’ l’andamento di questo Spread.
Nel 2007, anno in cui la crisi finanziaria cominciava appena a farsi sentire, la differenza di rendimento tra titoli italiani e titoli tedeschi si attestava intorno allo 0,2 – 0,25% e questo voleva dire che i titoli tedeschi fruttavano solo questa piccola percentuale in più rispetto a quelli italiani.
Nel 2009 tale differenza si attestava intorno all’1,57% per rientrare quasi subito nella misura dello 0,9%. Questo miglioramento sembrava aver dato una maggiore fiducia al mercato italiano, fiducia che è andata quasi completamente persa dall’aprile del 2010, quando la crisi si è fatta sempre più forte. A quel punto la crisi del debito pubblico ha investito progressivamente diversi paesi dell’Europa a partire dalla Grecia per passare alla Spagna, dall’Irlanda al Portogallo e anche l’Italia.

La soglia degli interessi da pagare su debito pubblico per il nostro paese ha raggiunto il 6,16% e questo ha allarmato decisamente in quanto la Grecia, toccando la soglia del 7%, ha avuto la sua economia completamente in ginocchio, vedendosi così costretta a chiedere l’intervento dell’Unione Europea per risollevarsi da quel grave tracollo.

Il sistema di funzionamento dell’economia italiana comunque non lascia trapelare nulla di così tanto catastrofico, almeno stando alle analisi di alcuni esperti del Wall Street Journal i quali sostengono che considerata la scadenza media del debito pubblico italiano ogni 7,09 anni, l’Italia dovrebbe mantenere la sua situazione invariata almeno per qualche altro anno. In ogni caso, sapere che l’Italia è al quarto posto in Europa in quanto a debito pubblico accumulato non è un’idea che fa stare tranquilli in quanto i rendimenti calano sempre di più e lo spread rispetto ai titoli tedeschi si fa sempre più consistente.

Gli investitori in possesso di titoli di Stato comunque sarebbero tutelati dal CDS (Credit Default Swap) che consistono in una specie di riserva a copertura di eventuali inadempienze da parte del debitore (in questo caso il debitore sarebbe lo Stato qualora non fosse in grado di restituire agli investitori le cifre dovute allo scadere dell’investimento in titoli di stato).

Tuttavia nel caso della recente crisi greca, l’ISDA (International Swaps and Derivatives Association) non ha autorizzato il rimborso tramite i CDS a quei creditori che avessero investito i propri soldi in banche americane. Queste eventualità possono realizzarsi a causa del fatto che i CDS siano strumenti finanziari Over the Counter e questo vuol dire che non vengono contrattati sui mercati regolamentati, ciò li rende meno trasparenti e non facilmente monitorabili. Il mercato di questo tipo di prodotti poi è dominato da pochi gruppi bancari molto grossi che rende l’Unione Europea un po’ scettica circa la loro affidabilità e pertanto la fa muovere verso una più chiara regolamentazione degli stessi.

Nel periodo della grossa crisi finanziaria però questi prodotti hanno preso sempre più piede e in alcuni casi hanno però anche anticipato le tendenze negative dei mercati standard.
Se i CDS, che sono una specie di assicurazione contro eventuali inadempienze dei debitori, vengono sempre più acquistati questo è un chiaro sintomo del fatto che la gente avverte la presenza di eventuali rischi di perdite. I CDS poi non sono esclusivamente collegati a debiti pubblici ma anche ai titoli di debito di società private come banche o altre grosse aziende. Per questo motivo spesso, analizzando l’andamento di un titolo, si tende ad analizzare anche il corrispondente CDS per razionalizzare gli investimenti.
Si percepisce che qualcosa però non funziona nel verso giusto nell’economia di un paese nel momento in cui l’analisi dei CDS diventa più importante di quella del titolo stesso anche perché il mercato dei CDS è molto più ridotto di quello dei normali titoli e pertanto rischia di falsare le reali prospettive rendendo l’analisi poco seria e poco attendibile.

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Forme di investimento sicure (parte 3 di 3)

Investimenti a lungo termine sicuri e con pochissimi rischi I Titoli di Stato sono simili alle Obbligazioni con la differenza che anziché essere emessi da società private, vengono emessi dallo Stato che li vende ai risparmiatori per finanziare il proprio debito pubblico. Sono senza dubbio la forma di investimento più sicura per il risparmiatore in quanto c’è sempre lo Stato alle spalle che garantisce sulla buona riuscita dell’investimento e sulla più che certa restituzione del capitale investito.

I Titoli di Stato più importanti e comuni sono: i Bot, i Btp e i Cct.

I Bot (Buoni Ordinari del Tesoro) sono titoli a zero coupon e possono avere scadenze variabili dai 3 ai 12 mesi. Sono i titoli più sicuri per l’investitore che, alla scadenza del contratto, si vedrà restituito il proprio capitale accresciuto di una quota di interessi.
I Btp (Buoni del Tesoro Poliennali) sono Obbligazioni di Stato a medio e lungo termine con scadenze che vanno da un minimo di 3 ad un massimo di 30 anni. Il tasso di interesse che viene corrisposto per questi titoli è sempre fisso e viene stabilito anticipatamente, cioè nel momento in cui vengono messi sul mercato. Data la lunga durata di questo tipo di contratti, gli interessi vengono corrisposti all’investitore tramite cedole semestrali. Alla scadenza del contratto l’investitore si vedrà restituita la somma corrispondente al valore nominale del titolo stesso. Il rischio per l’investitore, anche in questo caso, è praticamente inesistente.
Anche i Cct (Certificati di Credito del Tesoro) sono Obbligazioni di Stato a medio e lungo termine (5, 6, 7 o 10 anni). Questi titoli garantiscono al risparmiatore una cedola semestrale il cui importo però è variabile e indicizzato rispetto all’andamento sul mercato dei Bot. Il rischio comportato da questi titoli per l’investitore è basso e legato solo all’eventuale andamento negativo dei Bot sul mercato, eventualità nella quale l’investitore riceverebbe interessi più bassi al momento della riscossione della cedola semestrale. Tutti i titoli di stato hanno il vantaggio di poter essere negoziati sul mercato prima della loro scadenza.

Altra forma di investimento piuttosto sicura per il risparmiatore è rappresentata dalla Previdenza Integrativa. Questa forma di investimento si sta diffondendo sempre di più negli ultimi anni e consiste in strumenti di investimento gestiti dagli enti previdenziali. La loro finalità è quella di integrare con somme aggiuntive le prestazioni pensionistiche obbligatorie. Questi strumenti possono essere i Fondi Pensione o i Pip (Piani Individuali Pensionistici). I fondi pensione a loro volta si dividono in Fondi Negoziali e Fondi Aperti.
I Fondi Negoziali scaturiscono da accordi tra enti previdenziali e associazioni sindacali di determinate categorie di lavoratori e vengono gestiti da banche o assicurazioni.
I Fondi Aperti invece vengono emessi direttamente dalle banche, dalle assicurazioni o dalle società di intermediazione e quindi non sono ad esclusivo uso di determinate categorie di lavoratori ma possono essere usati anche da lavoratori autonomi.
Quello che questi fondi fanno concretamente è raccogliere i contributi dei lavoratori e investirli in modo da renderli più remunerativi. Gli investimenti di questi contributi possono essere diretti all’acquisto di azioni (e questo è il caso che comporta una più alta rimuneratività ma anche un più alto rischio), all’acquisto di azioni e obbligazioni (con rischio più basso) oppure all’acquisto di sole obbligazioni (caso meno rischioso ma anche meno remunerativo).
La scelta del comparto di investimento al quale destinare i propri soldi non è obbligatoriamente fisso nel tempo ma, in qualsiasi momento l’investitore può decidere di cambiarlo. Quando il lavoratore finisce il proprio periodo di contribuzione perché ha raggiunto l’età pensionabile, riceverà dall’ente previdenziale la rendita che i propri contributi hanno accumulato nel corso del tempo in cui i suoi contributi sono stati investiti nei fondi pensione. La legge stabilisce che almeno il 50% dell’ammontare dei guadagni deve essere corrisposto sotto forma di rendita periodica mentre la restante parte può essere versata in un’unica soluzione.
I Pip, infine, rappresentano una vera e propria polizza assicurativa sulla vita.



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Forme di investimento sicure (parte 2 di 3)

Investimenti a lungo termine sicuri e con pochissimi rischi Un’altra forma di deposito a risparmio che ha preso molto piede negli ultimi anni è quella dei Conti Deposito Online.
Il funzionamento di questo tipo di depositi è molto semplice perché ciascuno può gestirli direttamente da casa, tramite Internet. Vantaggio grandissimo di questo tipo di deposito è quello di non avere praticamente alcun costo.

Si differenzia da un normale libretto di risparmio in quanto necessita di un conto corrente al quale appoggiarsi per effettuare tutte le transazioni.
Anche in questo caso il risparmiatore può decidere di lasciare le proprie somme libere o di vincolarle per un certo periodo di tempo, caso in cui ne aumenta la rimuneratività.

Rispetto ai normali libretti di risparmio, questi conti sono più pratici perché offrono molti più servizi, come ad esempio il libretto degli assegni e la carta di credito, e sono, tra l’altro, comunque garantiti dal Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi. Pertanto questi prodotti sono sempre più richiesti in quanto, benché nati come forme semplici di investimento, hanno la praticità e la funzionalità di un conto corrente normale pur non avendo gli stessi costi di gestione.

I PCT (Pronti Contro Termine) sono una forma di deposito vincolato che consiste in questo: il risparmiatore acquista dalla banca, o da altro intermediatore finanziario, una certa quantità di titoli e si impegna a mantenerli per un certo periodo prestabilito al termine del quale la banca (o l’intermediatore finanziario) li riacquisterà, normalmente ad un prezzo più alto rispetto a quello d’acquisto, in modo da garantire all’investitore un certo margine di profitto.
Il prezzo di riacquisto, così come la scadenza, vengono decisi al momento della sottoscrizione dell’accordo tra i due soggetti.

Sebbene il rendimento sia abbastanza sicuro, i profitti derivanti da PCT subiscono una tassazione del 12,5% e le somme investite dal risparmiatore non sono coperte dal Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi. In questo tipo di investimenti i titoli che possono essere acquistati sono Titoli di Stato o Obbligazioni emesse da società private. Ovviamente i primi sono più sicuri rispetto alle seconde in quanto, se anche la banca con la quale le contrattazioni sono state fatte dovesse fallire, i Titoli di Stato possono essere comunque rivenduti dall’investitore; la stessa cosa non si può dire per le obbligazioni emesse da un privato che, in caso di fallimento dell’emittente, perderebbero ogni valore. Se questa eventualità dovesse realizzarsi, anche eventuali Titoli di Stato sottostanti a queste obbligazioni (perché acquistati dal risparmiatore contemporaneamente) perderebbero valore e sarebbero invendibili. Bisogna comunque considerare il fatto che il fallimento di una banca resta un’ipotesi molto remota.

Ma vediamo meglio cosa sono le Obbligazioni, altrimenti dette Bond.
Si tratta di titoli emessi da una società privata che li vende ad un risparmiatore che vuole investire i propri risparmi.
Per il periodo nel quale il risparmiatore è in possesso di tali titoli diventa di fatto finanziatore di tale società che si impegna a ricomprare questi titoli alla scadenza del contratto sottoscritto con il compratore. Nel periodo di durata del contratto la società paga al risparmiatore degli interessi tramite cedole periodiche, generalmente con scadenze trimestrali.

Ci sono tre tipi di Obbligazioni:

  1. a tasso fisso, caso in cui l’importo della cedola non varia per tutta la durata del contratto;
  2. a tasso variabile, in questo caso gli interessi variano in base agli indici di riferimento sul mercato finanziario;
  3. a zero coupon, in questo caso gli interessi non vengono pagati con cedole periodiche ma solo alla scadenza del contratto.

Il rischio che questo tipo di investimento comporta è piuttosto basso in quanto il risparmiatore potrebbe rimetterci il capitale investito solo in caso di fallimento della società emittente, ma questo rischio lo rende leggermente più remunerativo rispetto ai Titoli di Stato.



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Forme di investimento sicure (articolo 1 di 3)

Nel momento in cui si decide di investire i propri risparmi bisogna tenere bene in mente una regola generale sempre valida: se si sceglie un tipo di investimento ad alto rischio i rendimenti potenzialmente percepiti saranno più alti. Molti piccoli risparmiatori però preferiscono di gran lunga rivolgersi a forme di investimento più tranquille, che non facciano correre il rischio di rimetterci il proprio capitale, anche se i rendimenti saranno meno cospicui.

Tra le forme di investimento più affidabili e con meno rischi connessi ci sono: i Depositi a Risparmio, i Conti Deposito online, i Pronti Contro Termine, le Obbligazioni, i Titoli di Stato e la Previdenza integrativa.

Cerchiamo ora di analizzarli nel dettaglio per capire cosa sono e come funzionano (tale analisi sarà suddivisa in 3 articoli).

I Depositi a Risparmio sono la forma più semplice di investimento e non comportano alcun tipo di rischio per il risparmiatore il quale deposita le somme risparmiate presso una banca, oppure presso la posta, ottenendo un documento denominato “libretto di risparmio”. Questo libretto è il documento ufficiale che testimonia il rapporto tra il risparmiatore e la banca (o posta). Su di esso infatti si registrano di volta in volta le operazioni di deposito o prelievo. Questi libretti possono essere nominativi (e quindi le operazioni possono essere eseguite solo dall’intestatario) o al portatore (e quindi le operazioni possono essere eseguite da chiunque si presenti allo sportello con il libretto). Inoltre il risparmiatore può decidere se rendere il proprio libretto libero (prelevando e versando in qualsiasi momento somme di denaro) oppure vincolato (prevedendo una scadenza variabile dai 3 ai 24 mesi prima della quale non si possono effettuare operazioni). Nel primo caso i tassi di interesse applicati dalla banca (o dalla posta) saranno più bassi rispetto al secondo caso, e comunque, sempre stabiliti al momento dell’apertura del deposito di risparmio.
I libretti danno la possibilità di effettuare meno operazioni di quante se ne possano effettuare con un normale conto corrente; in ogni caso si può:

  • depositare assegni;
  • ricevere e fare bonifici;
  • addebitare pagamenti (ad esempio le bollette).

I vantaggi che i libretti di deposito hanno sono legati al fatto che essi non comportano alcun tipo di spesa di apertura e di gestione, e non comportano alcun rischio in quanto sono coperti dal Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi (quelli bancari) e direttamente dallo Stato (quelli postali).
A questa grande garanzia di sicurezza ovviamente corrispondono rendimenti piuttosto bassi.



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Prestiti agevolati, le caratteristiche principali

Prestiti agevolatiI finanziamenti agevolati sono formule di prestito a condizioni più favorevoli rispetto a quelle praticate mediamente sul mercato dell’accesso al credito.

I prestiti agevolati spesso consentono di rispondere ad un’esigenza di liquidità senza obbligatoriamente fornire garanzie o misure precauzionali a tutela del prestito concesso. I prestiti agevolati generalmente offrono la possibilità di accedere ad un finanziamento con tassi di interesse contenuti e più bassi rispetto a quelli normalmente applicati.
Inoltre i prestiti agevolati, spesso, consentono al richiedente di poter sospendere il pagamento di una rata, secondo le condizioni contrattuali firmate, ed accodarla a fine ammortamento. Questa operazione può avvenire anche più volte nell’arco del prestito sulla base di quando concordato con la banca.

I tassi di interesse particolarmente convenienti caratterizzano questa tipologia di prestiti, con livelli notevolmente sotto la media di mercato: l’azzeramento del tasso associato, ad esempio, è una delle principali caratteristiche che è facile riscontrare nei prestiti agevolati.

Particolari tipologie di prestiti agevolati possono essere riservate a categorie di consumatori specifiche, come nel caso dei prestiti agli studenti: finanziamenti a tassi agevolati, con piani di rimborso flessibili e convenienti, ottimi strumenti per quanti necessitino di liquidità per intraprendere un percorso specialistico o per l’acquisto, ad esempio, di materiale scolastico.

Molti broker e siti specializzati (come prestiti.com) offrono infine la possibilità di confrontare le migliori soluzioni comodamente sul web: schede dettagliate e preventivi gratuiti consentono agli utenti di ottenere una panoramica completa e chiara delle diverse offerte.



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Guida alle obbligazioni: cosa sapere prima di investire

Le obbligazioni, altrimenti definite bond, sono dei titoli di credito che vengono emessi da alcuni soggetti pubblici o privati e che vengono acquistate da altri soggetti a titolo di investimento.
I soggetti emittenti possono essere grandi aziende private, organizzazioni internazionali, uno Stato o un governo. Gli sono, di solito, piccoli risparmiatori. In pratica le obbligazioni rappresentano una sorta di prestito che il soggetto investitore, e quindi acquirente, fa all’ente che emette tali titoli.

Due sono gli impegni precisi ai quali l’emittente si sottopone nei confronti dell’acquirente e cioè, restituire all’acquirente stesso l’intero ammontare del capitale indicato sull’obbligazione stessa e versare periodicamente gli interessi maturati su tale capitale. La percentuale di interesse da corrispondere viene stabilita al momento della sottoscrizione del contratto di acquisto dei titoli stessi.

Lo scopo per il quale una società o un ente pubblico decide di immettere sul mercato queste obbligazioni è quello di reperire dei capitali da investire, in maniera più semplice di quanto non sarebbe chiedere dei finanziamenti agli istituti di credito.

A differenza delle azioni, che danno all’investitore soltanto un diritto percentuale sui dividendi, cioè su eventuali utili prodotti dalla loro commercializzazione in Borsa, le obbligazioni offrono maggiori garanzie di credito a chi decide di acquistarle, in quanto garantiscono un diritto di credito in una misura percentuale nota e stabilita a monte dell’acquisto. Pertanto le obbligazioni garantiscono un’entrata certa per l’investitore mentre il rendimento delle azioni è incerto e strettamente legato alle oscillazioni di mercato.

La riscossione della cedola di interessi può avere scadenze variabili da un minimo di tre mesi ad un massimo di dodici.
Il valore di vendita sul mercato delle obbligazioni viene definito alla pari quando il prezzo pagato dall’investitore per acquistarle corrisponde esattamente al valore indicato sul titolo; viene invece definito sotto la pari quando il prezzo che si paga per l’acquisto è inferiore rispetto al valore del titolo indicato sul titolo stesso.

Spesso questa è la forma di obbligazione più usata proprio quando si vuole incentivare la vendita di questi dato che garantiscono, al momento della riscossione, un’entrata maggiore rispetto alla spesa sostenuta per l’acquisto.
Nella maggior parte delle volte, chi emette queste obbligazioni lo fa coprendole con una garanzia assicurativa per l’acquirente che rimane così tutelato in caso di insolvenza nei pagamenti da parte dell’emittente al momento della scadenza dell’obbligazione stessa.

Nel 2003 è stata varata una riforma sull’emissione di obbligazioni in base alla quale il loro valore non può essere maggiore del doppio del capitale sociale della società che le emette. Tale limite non vale per le società per azioni quotate sul mercato borsistico e per le società bancarie.



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ETF, ovvero gli Exchange Traded Funds poco conosciuti ma dalla buona rendita

Gli intermediari per le contrattazioni di questo tipo di fondi possono essere le banche o qualsiasi altro broker autorizzato.

Questo prodotto finanziario ha avuto vita negli Stati Uniti a metà degli anni ’90, ma in Italia le sue prime quotazioni risalgono al 2002.
Il portafoglio di questo tipo di fondi ha la caratteristica di avere una gestione passiva. Questo vuol dire che le transazioni di questi prodotti sono legate ad un indice di mercato del quale si sceglie di seguire l’andamento per stabilire in quale momento vendere o comprare ETF. In questo modo si riducono al minimo i costi di transazione e le detrazioni fiscali applicate al capitale: l’indice di riferimento, che in gergo tecnico si definisce benchmark, regolerà il bilanciamento dell’ETF ad esso collegato uniformandone automaticamente il valore al proprio peso di riferimento.
Per essere più chiari, se all’interno dell’indice uno dei componenti viene modificato, automaticamente si modificherà l’attività finanziaria del fondo che corrispondeva a quel componente modificato.

I fondi ETF funzionano come vere e proprie azioni e quindi vengono scambiati di continuo e non come gli altri fondi comuni il cui valore viene stabilito solo alla fine della giornata di contrattazioni. Inoltre essi sono dei fondi più sicuri rispetto agli altri in quanto il loro patrimonio resta indipendente rispetto a quello della società che li ha emessi. Pertanto, se tale società dovesse subire dei crolli finanziari o un fallimento, questo non intaccherebbe in alcun modo il valore degli ETF ad essa collegati, proteggendo l’investitore da qualsiasi forma di rischio.

Altro vantaggio di questo tipo di fondi di investimento è legato al fatto che essi non hanno alcuna spesa per commissioni di ingresso o di uscita dal mercato e, come abbiamo detto, la gestione passiva riduce i costi di gestione al minimo. Questo si riassume in semplici e chiare percentuali: le spese di commissione annue da sostenere per questo tipo di fondi vanno da un minimo dello 0,09% ad un massimo del 1,5%. Tale percentuale poi verrà calcolata anche in base al periodo nel quale l’investitore ha detenuto i fondi.

Se si decide di investire in ETF si può scegliere tra quelli che pagano e versano periodicamente i dividendi, cioè le parti di utile accumulate, oppure quelli che reinvestono i dividendi sul mercato.

È bene tenere presente inoltre che molto spesso le banche non tendono a proporre questi prodotti finanziari ai propri clienti proprio perché per gli istituti di credito non sono particolarmente remunerativi in quanto fonte di bassissime commissioni legate solo alla compravendita.
Nonostante questo i fondi ETF sono ormai un vero punto di forza sui mercati internazionali.



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