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Decreto Liberalizzazioni: mutui senza conto e polizze anche esterne

dreamstimefree_2172229.jpgQuesto è quanto prevedono alcuni emendamenti che dovranno essere votati a breve, presentati in commissione al Senato.

Niente conto corrente.
Si potrà ottenere un mutuo senza che vi sia l’obbligo di apertura di un conto corrente presso l’istituto erogante. Nel codice al consumo verrebbe quindi inserita una disposizione che descrive come “scorretta” la pratica di una banca che obbliga all’apertura del rapporto di conto corrente per l’erogazione del mutuo.
Questa soluzione potrebbe agevolare chi è già in possesso di un conto presso una banca, ma che per vantaggio economico si rivolge ad un altro istituto per l’erogazione del mutuo. Non dovrà più scegliere se accollarsi la doppia spesa o chiudere il vecchio conto. Di fatto si arriverebbe ad una situazione di “normalità”: perché essere obbligati a rivolgersi, per i diversi servizi offerti dalle banche, solo ad un soggetto?

Allora liberalizzare assume qui il significato di essere “liberi” di fruire di servizi diversi presso istituzioni diverse. Sarà poi l’offerta delle diverse banche a regolare il cross-selling di prodotti, non più l’invisibile catena di obblighi che legava un prodotto ad un altro.

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Polizza vita.
Altro emendamento importante è quello che prevede l’obbligo, da parte delle banche che vincolano l’erogazione del mutuo alla sottoscrizione di una polizza vita, di presentare al cliente due diversi preventivi di due diverse compagnie che non siano legate all’istituto mutuante e – sembra quasi che abbiano letto il nostri post a riguardo – che la banca debba accettare un’eventuale polizza reperita autonomamente dal cliente sul mercato.
Al di là di come andrà la votazione di questo emendamento, ci sembra che qui la logica sia ferrea, mentre con la prima versione del decreto – lasciando di fatto alla banca la scelta della polizza da legare al mutuo – c’era un indiscutibile sbilanciamento a sfavore del consumatore.

Conti correnti gratis per pensionati.
Altra novità in esame è quella che prevede che il conto corrente, per pensionati con assegno fino a 1.500 euro, sia gratuito.

Vedremo nei prossimi giorni come e se verranno approvati questi emendamenti.

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Mutui: liquidità mai arrivata alle famiglie

agt_family.pngI tassi d’interesse applicati ai mutui sono saliti, nonostante i principali indici di riferimento (euribor/eurirs) stiano conoscendo un periodo di continuo calo.
Questo, lo sappiamo, è successo perché le principali banche italiane hanno aumentato lo spread applicato ai mutui casa annullando così la discesa degli indici.

La domanda di mutui, quindi, è in forte calo perché chi può giocare d’attesa, lo fa.
Per le richieste comunque arrivate in banca, solo pochissime vengono approvate e erogate.

Infatti, oltre all’aumento dello spread, gli istituti hanno inasprito ulteriormente le griglie di valutazione del merito creditizio, assottigliando così – in un sol colpo – i soggoli importi erogati, l’erogato complessivo e il numero di erogazioni.

Ma i motivi che hanno portato a questa situazione erano riconducibili alla difficoltà, reale o paventata, nel reperimento del denaro sul mercato da parte delle banche.

Questo però valeva fino a dicembre, quando la BCE ha immesso la prima liquidità a tasso dell’1% nel mercato interbancario europeo, con il bis che si terrà a breve (fine febbraio).

Quindi perché non ripartono i finanziamenti?

Perché in realtà la liquidità acquisita dalle banche non è mai stata riversata nell’economia reale.
Le banche preferiscono depositare i fondi presso la stessa BCE con marginalità irrisorie (Draghi dovrebbe forse tagliare almeno quel tasso!) piuttosto che “rischiare” sul credito a famiglie e imprese, con redditività nettamente superiori.

Come abbiamo già detto (e sperato), attendiamo anche la seconda asta della BCE sognando una ripresa – seppur lenta – dell’offerta di mutui casa a condizioni “normali”.

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BCE: tassi invariati, ma l’euribor è in picchiata

Schermata 2012-02-10 a 09.35.23.pngLa Banca Centrale Europea ha lasciato invariato il tasso di riferimento all’1%.
La decisione del direttivo, avvenuta ieri, è stata presa – conferma lo stesso Mario Draghi – con un voto di maggioranza e quindi non unanime, ma senza che vi siano stati discussioni particolarmente accese.
La decisione della BCE era attesa dai mercati, anche se l’andamento dell’Euribor nell’ultimo mese – in picchiata, con il valore a 1 mese che ha toccato lo 0,647% – sembra prevedere un taglio imminente, magari in occasione del prossimo direttivo.

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Draghi ha poi ribadito che l’operazione messa in atto a dicembre, dove le banche europee hanno potuto ricevere finanziamenti a 3 anni al tasso dell’1%, ha scongiurato il credit crunch e che le richieste per la prossima operazione prevista per fine febbraio si prospettano elevate.
Il Presidente ha quindi invitato le banche ad utilizzare, senza riserve, la liquidità concessa alla fine del 2011 immettendola sul mercato a favore di imprese e famiglie.

Questo invito, probabilmente, scaturisce dall’analisi dell’indagine condotta dallo stesso istituto e pubblicato a inizio febbraio.
Sembrerebbe infatti che le banche dell’Eurozona si preparino, per tutto il primo trimestre del 2012, ad inasprire ulteriormente le condizioni di accesso al credito alle imprese e alle famiglie.
C’è da dire, però, che questa indagine – visto il periodo in cui è stata condotta – non tiene conto delle iniezioni di liquidità poi adottate dalla Banca Centrale Europea.

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Abi: Conti online crescono

Sarà che gli italiani cominciano a “prenderci la mano” o sarà che le abitazioni ormai connesse alla rete crescono ogni giorno di più.
Sarà per questi ed altri motivi che i conti correnti con operatività online hanno ormai raggiunto quota 17,3 milioni (55% del totale), mentre 10,7 milioni sono quelli operativi esclusivamente sul canale web.
Lo rileva l’Abi, nel settimo rapporto su “La multicanalità delle banche” messo a punto dal Consorzio Bancomat.

dreamstimefree_2403219.jpgLa comodità, di certo, la fa da padrona. La consultazione dell’estratto conto è l’operazione maggiormente effettuata, seguita dai bonifici, dalle ricariche telefoniche e da altri tipi di pagamenti.

Certo, comodo e sicuro. Ma la realtà che sta sotto alla scelta è soprattutto legata al risparmio.
Confrontando le diverse offerte delle banche nazionali si evince subito che, a fronte della scelta di operare attraverso il canale online, si hanno benefici economici notevoli.
Non rivolgersi allo sportello, quindi impiegare meno gli operatori degli istituti permettono alla banca di contenere i costi da applicare alle singole operazioni.
Se poi si abbinano altre forme di “fidelizzazione” già da tempo presenti, per esempio l’accredito dello stipendio, la domiciliazione delle utenze, ecco che il canone mensile (o annuo) viene drasticamente ridotto; in alcuni casi eliminato.

L’importante è fare attenzione, soprattutto per chi non è abituato alle insidie della rete, al cosiddetto phishing, cioè quella pubblicità ingannevole che spesso viene recapitata nelle caselle di posta spacciandosi per corrispondenza della banca (magari quella presso la quale si ha il conto) e che, tramite link a pagine appositamente costruite per essere simili a quelle vere dell’istituto, chiede l’inserimento di dati personali.
Alcuni esempi di mail fraudolente sono pubblicate sul sito di UniCredit Banca.

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Moratoria mutui: arriva la terza proroga

dreamstimefree_1742130.jpgLo comunica l’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana, in una nota.
Il nuovo termine per la presentazione delle richieste di sospensione delle rata (in toto o solo per la quota capitale) è stato posto al 31 luglio 2012.
Gli eventi per i quali viene richiesta la sospensione dovranno essersi verificati entro il 30 giugno 2012.
Il rinnovo del “Piano Famiglie” però non significa che chi ha già fruito della sospensione potrà prolungarla o, se terminata, chiederla di nuovo.

Infatti una delle condizioni per l’accesso all’agevolazione è di non averne mai usufruito in precedenza.
Come abbiamo già avuto modo di scrivere a proposito, l’iniziativa promossa da Abi e le Associazioni dei Consumatori non è risolutiva e non mette al riparo le famiglie che vi aderiscono da futuri problemi di restituzione del mutuo.
Infatti la sospensione, in base alla sua durata (max 12 mesi), inciderà sull’importo della rata al momento della ripresa dei pagamenti.
A tale proposito l’ABI ha messo a disposizione uno strumento di calcolo online per simulare l’effetto della sospensione.
Inserendo i dati richiesti (tipo di sospensione, tipo tasso, data di accensione del mutuo, valore originario del mutuo, tasso in vigore, durata originaria, data di sospensione, durata della sospensione e debito residuo), il tool di calcolo mostrerà quello a cui i mutuatari andranno incontro alla fine dell’agevolazione.
Per fare un esempio, per un mutuo di 100.000 euro stipulato nel 2009 ad un tasso fisso del 5% e sospeso da fine febbraio per 12 mesi per l’intero importo della rata, quest’ultima subirà – al termine del periodo di sospensione – un incremento di 75 euro (+11,46%), passando da 654 a 729 euro.
E’ quindi chiaro che il mutuatario, finito il periodo di sospensione, dovrà far fronte ad un impegno economico maggiore (e un allungamento della durata totale) con le conseguenze che si possono immaginare… a meno che, fra un anno, i “problemi” che hanno portato alla scelta della sospensione si siano risolti.

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Semplificazioni: acconto Imu 2012 come da decreto

dreamstimefree_1999581.jpgL’introduzione della nuova imposta sugli immobili e la sua definizione, in termini di aliquote applicabili e ammontare delle detrazioni, lasciata ai singoli Comuni ha fatto sì che il Governo stia prendendo in considerazione la possibilità di calcolare e versare il primo acconto applicando i termini definiti dal decreto.
E’ infatti prevista questa possibilità all’interno del pacchetto di misure di prossima emanazione da parte del cdm.

 

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In sostanza, quindi, le aliquote da applicare per il versamento dell’acconto Imu il prossimo giungo potranno essere dello 0,4% per l’abitazione principale e lo 0,76% per la seconda casa. Lo stesso discorso vale per le detrazioni base (200 euro per l’abitazione principale) e le relative maggiorazioni per i figli under 26 che risiedono stabilmente con i genitori (50 euro per ogni figlio, per un massimo di 400 euro di maggior datrazione).

 

L’eventuale differenza tra i questi valori e quelli definiti poi dai Comuni avranno effetto (e saranno quindi conguagliati) con il saldo di fine anno.

Per l’anno successivo, invece, il calcolo dell’acconto sarà effettuato tenendo in considerazione le aliquote stabilite dai Comuni per l’anno precedente.

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Imposta sugli immobili all’estero (Ivie): non solo roba da ricchi

dreamstimefree_9391430.jpgLa conversione in Legge del decreto Monti, ha istituito nel nostro Paese l’Ivie, l’imposta sul valore degli immobili all’estero.

Detto così sembrerebbe un’imposta – a prescindere dalle difficoltà di riscossione che vedremo più sotto – dedicata a soggetti benestanti che abbiano, all’interno del loro patrimonio, beni immobili in località turistiche.

Ebbene, niente di più sbagliato. O meglio, forse l’intenzione era questa, ma la norma, così come approvata, colpisce anche chi abbiente proprio non è, e chi un immobile ce l’ha in Paesi che hanno tutt’altra caratteristiche rispetto alle grandi località turistiche.

La nuova imposta colpisce le persone fisiche “residenti sul territorio nazionale” che detengano la proprietà, oppure la titolarità di altro diritto reale su un immobile destinato a qualsiasi uso.
Non è chiaro come sarà fattivamente possibile applicare una norma basata su concetti quali “diritto reale”, “proprietà”, “destinazione d’uso”, ma riferiti a Stati esteri.
Questi concetti, infatti, spesso non trovano replicazioni negli ordinamenti giuridici di altri Stati.
Inoltre dalla norma si evince che il soggetto passivo non è solo il cittadino italiano con possedimenti all’estero, ma anche stranieri comunitari o extracomunitari – in Italia regolarmente residenti – che abbiano sul suolo del proprio Stato d’origine un bene immobile.
Ecco perché, come recita il titolo del post, non è solo roba da ricchi.
Sappiamo bene che molti cittadini extracomunitari sono proprietari di case nel proprio paese e ora, su queste proprietà – magari esentati nel proprio paese da imposte patrimoniali-, dovranno versare, in Italia, un’imposta.

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La base imponibile è determinata dal valore riportato nell’atto d’acquisto, ovvero – ove non sia reperibile – in base al valore di mercato della zona dove insiste l’immobile.
L’aliquota, unica e senza differenziazioni, è determinata nello 0,76%, ma è riconosciuto un credito d’imposta pari all’importo eventualmente versato a titolo di imposta patrimoniale allo Stato in cui è situato il bene.

Sinceramente si spera che il Governo abbia valutato in modo attento e quindi cautelativamente il possibile gettito di questa nuova imposta.
I problemi per la sua applicazione, infatti, si ritiene siano parecchi:

- definizione di concetto di “diritto reale” in ordinamenti non italiani;
- ricerca e riscontro sull’accertamento di proprietà estere di cittadini italiani e non;
- reperimento dei valori imponibili (pensiamo solo ad eventuali donazioni, successioni, permute, dove il valore dell’atto differisce da quello reale o di mercato);
- reperimento del valore di mercato della zona (la nostra amministrazione non conosce nemmeno i valori di mercato del nostro Paese, figuriamoci quelli esteri…);
- corretta considerazione del credito d’imposta (essendo specificato che il credito è riconosciuto solo per imposte “patrimoniali” versate, sembra difficile interpretare correttamente la natura delle diverse imposizioni di altri Paesi.

Questi e molti altri sono i dubbi e quindi altrettante sono le perplessità sul reale beneficio in termini di introiti di cui il nostro Stato potrebbe godere.

Non sia mai che, per reperire risorse, si arrivi ad istituire accordi e controlli che riducano – perché costosi ed elaborati – il gettito previsto.

Magari con il risultato di avere delle “uscite”, anziché delle “entrate”.

Di certo tassare cittadini non italiani per proprietà sul suolo straniero non è certo elegante, nemmeno in un momento di crisi come questo.

 

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Liberalizzazioni: torna l’Iva sulle cessioni da costruttori

dreamstimefree_2664598.jpgUna misura inclusa nel decreto liberalizzazioni si pone l’obiettivo di aiutare le imprese costruttrici – in questo periodo, come molte altre, in difficoltà – ripristinando l’Iva sulle cessioni e sulle locazioni di immobili costruiti per la vendita e rimasti in magazzino, invenduti.
Fino ad oggi, se la cessione avveniva dopo 5 anni dall’ultimazione dei lavori, la cessione era esente dall’imposta sul valore aggiunto ed assoggettata all’Imposta di Registro.
Questo significava, per l’impresa, di dover rimborsare l’Iva portata provvisoriamente in compensazione se la cessione avveniva in regime di esenzione.
Il fine è quello di “sbloccare” risorse economiche da parte delle imprese per nuovi investimenti che vadano a beneficio dei settori direttamente collegati al mondo delle costruzioni.
Un po’ meno felici saranno i privati che acquisteranno questi immobili, perché  – com’è noto – l’aliquota Iva prevista, nel caso di acquisto “prima casa”, è più alta rispetto all’imposta di Registro fino ad oggi vigente (4% contro il 3%). Per un acquisto di 150mila euro, quindi, il privato si troverà a versare 1.500 euro in più rispetto a prima, oltre ai 168 euro di Imposta di registro comunque dovuti in misura fissa.

Un’altra misura a favore delle imprese è la facoltà dei Comuni di ridurre l’aliquota per la nuova Imu sugli immobili invenduti delle imprese costruttrici per un massimo di tre anni, portandola allo 0,38%.
La riduzione, però, graverà solo sulle entrate Comunali perché la quota spettante allo Stato dovrà essere comunque garantita.

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Liberalizzazioni: doppia offerta per le polizze sui mutui e conto corrente base.

dreamstimefree_2904949.jpgNella bozza del decreto sulle liberalizzazioni, spunta – a seguire quanto già disposto dal decreto “salva Italia” – una novità sulle tanto discusse polizze abbinate ai mutui.
Già l’ISVAP ha vietato alle banche di ricoprire, per le polizze abbinate ai mutui da loro commercializzate, il doppio ruolo di collocatore e di beneficiario.
A dicembre, il Governo ha decretato “scorretto” il comportamento di quegli istituti che – al fine dell’ottenimento del finanziamento – “impongano” al cliente la sottoscrizione di una polizza.
Ora, sempre Palazzo Chigi, stringe ancora sulle banche.
Se l’erogazione è condizionata alla sottoscrizione di una polizza vita, le banche hanno l’obbligo di proporre al cliente almeno due prodotti di diverse gruppi assicurativi.

La nuova norma parla esplicitamente di “condizionamento” all’erogazione, ed è forse qui la chiave di tutto. Sappiamo bene come, nelle offerte di mutuo delle banche, le polizze vengano “piazzate” ufficialmente per dar luogo a sconti sul prodotto; non si legge mai, nemmeno sui fogli informativi, che l’erogazione è “condizionata” dalla sottoscrizione di coperture assicurative – se non a quella incendio/scoppio che non rientra però nella casistica in esame.
Quindi si tenta di normare ciò che avviene invece in via informale. Ed è difficile che possa funzionare come è stato ipotizzato.
Forse se il vincolo alla doppia offerta fosse stato introdotto senza limiti, tutto sarebbe stato davvero più chiaro e davvero a vantaggio del consumatore.
Inoltre, al momento, non vi sono indicazioni su “come” verranno scelti i prodotti da comparare.
Visto che l’onere è a carico della banca e non del cliente, quest’ultimo si troverà comunque a dover scegliere tra prodotti selezionati dall’istituto: davvero si pensa che la polizza meno cara potrebbe essere quella che rende meno alla banca?

Vedremo se con il successivo iter legislativo si possa fare chiarezza sul punto.

Arriva poi il conto corrente di base.
L’obiettivo è l’abbattimento dei costi per il prodotto bancario più diffuso.
Sarà il Governo, in assenza di un accordo con l’Abi, sempre tramite decreto, a stabilire i costi massimi per il nuovo conto corrente e, per risolvere almeno in parte i problemi paventati con l’abbattimento dell’utilizzo del contante di dicembre, per i prelievi tramite Bancomat effettuati presso sportelli non appartenenti alla banca dove si ha il conto.

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SiMutuo: vota il Blog!

Schermata 2012-01-18 a 10.39.14.pngIl blog di SiMutuo partecipa al concorso Enel Blogger Award 2012.

Se i post pubblicati in questi due anni vi hanno aiutato – come speriamo – a comprendere meglio il mondo del credito, a far luce su alcuni aspetti e problematiche che avete riscontrato cercando un mutuo, allora date il vostro voto a SiMutuo.

Come?

Cliccando sul banner qui a fianco verrete trasportati sul sito del concorso e potrete votare, oppure cliccate QUI

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Bozza decreto liberalizzazioni: spariscono le tariffe, aumentano i notai

meeting.pngNegli ultimi giorni si è parlato dell’ormai prossimo Decreto Legislativo sulle liberalizzazioni.
A far clamore mediatico, come già accadde in passato, sono le modifiche in studio per la professione dei tassisti, ma noi ci occuperemo di vedere cosa invece è previsto per quella dei notai, professione direttamente collegata al mondo casa e mutuo.

Spariscono le tariffe e subentra l’obbligo da parte del notaio – al fine di assicurare la dovuta trasparenza – di stilare un preventivo per la prestazione richiesta da sottoporre al cliente.
Il notaio dovrà anche informare la clientela sull’esistenza della copertura assicurativa, con gli estremi di durata e massimali, a garanzia di eventuali danni provocati nell’esercizio della propria attività.

In realtà, per quanto riguarda i notai, non si può parlare di vera e propria liberalizzazione. Tale concetto, infatti, dovrebbe prevedere la possibilità per chiunque disponga dei requisiti, di intraprenderne l’attività. Invece viene “solo” ampliato il numero di posti assegnabili tramite concorso (da 1.000 a 1.500).

Viene inoltre a cadere l’impedimento di operare solo all’interno del proprio distretto, concedendo di spaziare fino alla copertura dell’intero “ambito territoriale della corte d’appello nella quale il distretto è ubicato”.
Aumenta anche il numero di giorni di assistenza obbligatoria del professionista presso la sua sede e viene limitata, invece, la facoltà di aprire – se non all’interno del proprio distretto di appartenenza – sedi secondarie.
Questo a garanzia di una maggiore presenza sul territorio a diretto contatto col tessuto sociale dove si opera.

E’ stimato che nel corso dei prossimi tre anni tutti i posti aggiuntivi vengano assegnati.

Come detto, questa è una bozza. Sappiamo per esperienza che a toccare certe categorie la strada dei governanti è spesso ostacolata e deve prendere vie alternative o, peggio, fare marcia indietro.
Inoltre è da vedere come queste nuove regole, se applicate, porteranno veramente un vantaggio per il consumatore.

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Mutui: il Decreto "salva …Fondo"

Mario-Monti.jpgBe’, sinceramente ci si aspettava che con l’inizio dell’anno le banche facessero un passo, seppur piccolo, verso i futuri mutuatari riducendo gli spread che, negli ultimi mesi, hanno raggiunto valori da record.
Invece i passi sono stati fatti nella direzione opposta, verso l’ennesimo innalzamento dei tassi offerti e strette ancor più vigorose al credito.

Quindi perdonateci se non esultiamo e se non abbiamo dato molto risalto a quanto l’ormai famoso Decreto “salva Italia” ha disposto in materia di mutui.

Cominciamo con quanto previsto per le polizze assicurative vendute dalle banche in abbinamento ai mutui: viene considerato “scorretto” il comportamento di un istituto, il quale “ai fini di stipula di un contratto di mutuo, obblighino i clienti a sottoscrivere una polizza assicurativa erogato dal medesimo soggetto col quale il mutuo è stipulato”.
Ma questo non fa che ricalcare quanto già regolamentato di recente dall’ISVAP. Quindi, nulla di veramente nuovo.

E’ stata introdotta l’Imu in via anticipata, della quale abbiamo già ampiamente parlato, ma è giusto ricordare che parte degli introiti della nuova imposta saranno devoluti al Fondo di Solidarietà per i mutui prima casa e per la precisione “La dotazione del fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa è incrementata di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012 e 2013″, così recita il punto 20 dell’articolo 13 del Decreto.
Non era forse meglio esentare da questa imposta chi, sempre in base ai parametri considerati per l’accesso al Fondo, ha già un mutuo in corso e prima che si trovi in difficoltà magari proprio per la maggior pressione fiscale dovuta dall’introduzione di questa patrimoniale?

Non possiamo non considerare anche un’altra cosa: si legifera per cercare di dare aiuto alle famiglie in difficoltà, senza curarsi di quali condizioni vengono vendute ai nuovi mutuatari.
Quello che ha subito aumenti, in questi periodi, è lo spread, la componente fissa del tasso d’interesse.
Ci si domanda, allora: cosa succederà a questi nuovi proprietari quando l’Euribor ritornerà a valori naturali (3-3,5% contro l’attuale 1,3%)?

Probabilmente sarà costituito un altro Fondo. Quello da toccare per poter risalire.

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Banche: l’Epifania, tutte le promesse si porta via

Unknown.jpegNon più tardi di due settimane fa le banche italiane hanno ricevuto in prestito dalla BCE ben oltre 110mld di euro al costo irrisorio dell’1% con scadenza triennale.
Hanno depositato titoli in cambio di liquidità, ma con l’impegno di utilizzarla per dare sostegno all’economia.

Evidentemente non ci è ben chiaro cosa si intenda con “sostenere” un’economia, perché – forse troppo ottimisti – si pensava all’allargamento delle maglie per la concessione dei finanziamenti alle imprese e alle famiglie e al ridimensionamento dei tassi applicati. Niente di tutto ciò… per ora.

Sarà che si attende la prossima asta di febbraio, sarà che tutto questo è capitato durante le festività natalizie e del nuovo anno.
Sarà, ma intanto le banche hanno attuato nuove manovre (al rialzo) sugli spread dei mutui casa e stretto ancor di più le maglie per la loro concessione (abbassamento dell’LTV massimo, per esempio) tenendosi stretta la liquidità acquisita e parcheggiandola, con volumi record, presso la stessa BCE garantendosi rendite più contenute, ma a rischio zero.

Così non si va da nessuna parte. Tassi alti e restrizioni nella concessione portano solo ad un calo delle erogazioni e quelle poche che ci sono, corrono un rischio di default più alto di prima.

Nemmeno nel 2008 si era vista una stretta del genere; nemmeno con l’Euribor alle stelle.

Speriamo che l’Epifania (la cui derivazione etimologica comprende anche il significato di apparizione) porti con se – se non un miracolo – almeno la “buona volontà” di fare qualcosa di tangibile.

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Richieste di mutuo in calo

mutui, mutuo prima casa, acquisto, richieste mutuo, crisi economicaIl mese di Novembre, in base ai dati Crif, segna un calo del 46% delle richieste di mutuo rispetto allo stesso periodo del 2010.
Tra le cause, oltre all’incertezza economica che le recenti manovre del Governo hanno portato in dote, di certo da segnalare il repentino quanto cospicuo aumento degli spread effettuato dalle banche.

Il settore dei mutui in Italia si allinea quindi alla situazione europea che vede la Spagna dimezzare le richieste per il mese di ottobre e la Gran Bretagna che si riporta a dati di metà anni ’70 per quanto riguarda l’acquisto delle case.

E’ chiaro che gli italiani, in un momento di incertezza economica sul futuro – anche quello prossimo – se possibilitati, rimandano l’acquisto.

Il calo delle richieste, quindi, potrebbe essere dovuto a cause oggettive, ma anche percettive.
Il tam-tam mediatico sui calcoli di quanto la manovra “salva Italia” peserà sulle tasche dei contribuenti non aiuta di certo a chiarire le idee, anche perché spesso sono calcoli “medi” e che difficilmente corrisponderanno alle singole realtà familiari. Questo è percepito dagli italiani e la conseguenza è l’attesa. Attesa di capire esattamente, ognuno facendo i propri conti, se il passo dell’acquisto della casa sia, non tanto al massimo della sua convenienza, ma quantomeno affrontabile con un minimo margine di sicurezza.

La speranza è quella che la liquidità immessa sul mercato dalla BCE – e che vedrà un ulteriore appuntamento nel prossimo febbraio – possa essere destinata dalle banche anche per i finanziamenti alle famiglie e alle imprese, così come auspicato dalla stesso Draghi.

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Governo: riforma del Catasto

Schermata 2011-12-28 a 10.15.23.pngSe ne è parlato in questi giorni, e ieri il Governo ha precisato alcune cosa a riguardo.
La prima, per i contribuenti forse la più importante, è che sarà una riforma – quella del Catasto – a “saldo zero”.
Ma, per essere più realistici, questo potrebbe non significare che una volta ricalcolati i valori degli immobili ognuno di noi non avrà aumenti dell’importo da versare come imposta sulla casa.
Infatti, si crede che il “saldo zero” sia da intendersi a livello complessivo e quindi che il risultato finale dell’aggiornamento sia l’eliminazione delle sperequazioni trascinate fino ad oggi, passando dalla revisione di fine anni ’80 – già obsoleta nel momento in cui è entrata in vigore – e dalla rivalutazione del 5% del 1997.

L’intento sarà quello di individuare due valori da attribuire al bene: uno reddituale, cioè il canone medio al netto delle spese, e uno di mercato che ad oggi è calcolato – erroneamente – grazie a moltiplicatori che verranno definitivamente messi da parte perché padri delle iniquità (oggi per l’Ici, domani per l’Imu) delle imposte gravanti sugli immobili.
Inoltre (finalmente) si parla di attribuire i valori in base ai metri quadrati – da aggiornare poi periodicamente in base ad algoritmi che tengano conto della posizione dell’immobile, del suo stato di manutenzione, dei canoni locativi mediamente applicati, eccetera – e non ai vani, come avviene oggi. Questo, però, appare di difficile applicazione nel breve periodo stante la moltitudine di planimetrie catastali ancora mancanti.

Certamente prima di arrivare alla definizione del “come fare” si dovrà passare attraverso un tavolo di lavoro tra proprietari, professionisti e Comuni dove ogni categoria potrà apportare le proprie competenze e idee a proposito.

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Manovra: conti correnti, deposito titoli, libretti di risparmio postali

Schermata 2011-12-23 a 13.45.26.pngEcco cosa cambierà con il decreto “salva Italia”:

Conti Correnti
L’imposta di bollo di 34,20 euro verrà pagata solo per i conti correnti intestati a persone fisiche che abbiano una giacenza media annua superiore ai 5mila euro. Al di sotto di questa cifra ci sarà l’esenzione. Per i soggetti diversi dalle persone fisiche l’imposta sarà aumentata a 100euro.

Deposito Titoli
Sono previste imposte pari allo 0,1% annuo per il 2012, con un tetto massimo di 1.200 euro, e dello 0,15% per il 2013, con abrogazione del tetto massmo. Esiste un minimo importo da versare di 34,20 euro indipendentemente dal “valore” del Deposito.

Libretti di risparmio postale
L’imposta di bollo seguirà le regole dei conti correnti: al di sotto dei 5mila euro non si pagherà il bollo, mentre su giacenze superiori di pagheranno 34,20 euro.

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