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Decreto Sviluppo: Tutte le Semplificazioni Tributarie Taglia Burocrazia (Parte Prima)

burocrazicgia0611.gifSecondo la Cgia di Mestre la Burocrazia
in Italia costa ogni anno circa
1165 euro a testa
, mentre secondo un calcolo dell’Agenzia delle
Entrate il peso sulle Piccole e medie imprese è pari a 2,7
miliardi annui
. Non è difficile capire che snellire questo
groviglio di procedure che imbriglia il Paese, rallentando
investimenti e crescita, rappresenta uno dei nodi cruciali da
affrontare.
Nel recente decreto sviluppo sono state
inserite alcune misure per cercare di ridurre il peso della
burocrazia. Vediamo in sintesi di che si tratta.

ATTENUAZIONE DEL PRINCIPIO DEL “SOLVE
ET REPETE”

Se il contribuente richiede la
sospensione giudiziale degli atti esecutivi, nessun atto viene
compiuto fino alla decisione del giudice, con un termine massimo di
120 giorni.
Non si applica l’ulteriore sanzione
in caso di omesso versamento delle somme dovute sulla base degli
avvisi di accertamento esecutivi.
Le nuove disposizioni riguarderanno gli
avvisi di accertamento emessi dall’1 luglio 2011.

AUMENTO LIMITI CONTABILITÀ
SEMPLIFICATA

Vengono elevati a 400 mila euro di
ricavi
per le imprese di servizi e a 700 mila per le altre imprese,
i limiti per rientrare nel regime di contabilità semplificata.

BONUS 36%
Chi effettua interventi finalizzati al
recupero del patrimonio edilizio non dovrà più inviare al Centro
operativo di Pescara dell’Agenzia delle Entrate la comunicazione
preventiva di inizio lavori.

CONTROLLI NELLE PMI
Le attività di controllo
amministrativo
presso le piccole e medie imprese dovranno essere
unificate, in modo tale che gli accessi non siano ripetuti per
periodi di tempo inferiori ai sei mesi. Inoltre nel caso di controlli
alle imprese in contabilità semplificata e a lavoratori autonomi, la
permanenza del personale addetto alle verifiche presso le sedi delle
aziende non potrà superare i 15 giorni.

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In Italia le Mamme Under 20 Sono più di 10 Mila, un Quarto Sono Minorenni e il 71% Vive al Sud

mammateen0705.gifIn Italia le mamme teenager di età
compresa fra 14 e 19 anni sono più di 10 mila, di cui una su quattro
e minorenne. É questo uno dei dati che emerge dal dodicesimo
Rapporto “lo stato delle madri nel mondo”, diffuso in occasione
della festa della mamma da Save the Children.
Delle mamme teenager che vivono in
Italia, l’82% è rappresentato da madri italiane, mentre il restante
18% da donne straniere. La ricerca ha confrontato anche il numero di
mamme teen, straniere e italiane in 3 città campione (Milano, Roma e
Napoli), scoprendo che a Milano e a Roma il rapporto è sbilanciato
a favore delle mamme straniere, mentre a Napoli sono più numerose le
italiane.
Il 71% delle mamme teen risiede nelle
regioni del Mezzogiorno
, in particolare in Sicilia, Puglia,
Campania, Sardegna e Calabria. In generale è comunque al Sud e nelle
Isole che nasce il maggior numero di bimbi da madri under 30, con una
media del 3% sul totale delle nascite dell’area contro un valore
dell1,3% nell’Italia nord e dell’1,1% dell’Italia centrale.
L‘Età media in cui le giovani mamme
hanno un bambino è di circa 16-17 anni, ma se circa il 60 delle
mamme adolescenti ha un marito o un compagno, di età compresa tra
fra i 18 e i 21 anni, solo il 19% delle giovani madri ha un lavoro.
Per quanto riguarda il titolo scolastico, Save the Children
sottolinea come molte si siano fermate alle scuole dell’obbligo o
hanno successivamente interrotto gli studi.
In generale la ricerca evidenzia che
numero delle mamme adolescenti è rimasto più o meno costante e
contenuto negli anni, tuttavia rappresenta un fenomeno che non può
essere ignorato. Questo perchè le mamme adolescenti sono ragazze
doppiamente vulnerabili, poiché al delicato momento rappresentato
dall’adolescenza si aggiunge l’esperienza della maternità.

IL BENESSERE MATERNO INFANTILE IN
ITALIA

Secondo Il rapporto di Save the
Children, l’Italia è scesa dal 17° al 21° posto nell’indice delle
Madri
. Questo passo indietro è dovuto soprattutto al peggioramento
dei parametri relativi alla condizione della donna e al suo ruolo e
riconoscimento sociale.

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L’Identikit Dei Professionisti Dipendenti e Dei Praticanti: Caratteristiche, Occupazione e Reddito

recruitmentstudentuni.gifAbbiamo visto ieri come secondo la
ricerca "Professionisti: a quali condizioni?” realizzata
dall’Ires, la posizione
dei professionisti autonomi
abbia qualche luce ma anche molte
ombre. Dallo studio è emerso che la maggior parte degli intervistati
vede nell’autonomia una valore aggiunto della propria professione, ma
che questa condizione è messa spesso in discussione dalle limitate
opportunità di contrattazione
e dal basso livello di protezione
sociale. Vogliamo oggi concludere l’argomento parlando dei
professionisti dipendenti e dei praticanti.

LA CONDIZIONE DEI PROFESSIONISTI
DIPENDENTI

Il 40,2% dei professionisti dipendenti
lavora in aziende con oltre 200 addetti, mentre il 43,2% lavora in
aziende al di sotto dei 500 addetti. Per quanto riguarda l’intensità
di lavoro, il 72% dichiara di aver scadenze rigide e strette, il
59,8% di sostenere un ritmo di lavoro eccessivo e il 41,1% di non
avere abbastanza tempo per ultimare il lavoro. In generale la media
delle ore lavorate è di 39,7 ore settimanali
, con l’89,2% dei
dipendenti che lavora full time. Dalla ricerca emergono vari aspetti
verso i quali i professionisti si dichiarano molto o abbastanza
insoddisfatti. Tra questi in testa troviamo le prospettive di
carriera
, seguite dal trattamento economico e dal riconoscimento
delle competenze. Nel complesso inoltre quasi sei professionisti su
dieci (il 56,3%) ritengono che il proprio lavoro non sia riconosciuto
adeguatamente sul piano professionale.
Per quanto riguarda le opportunità
economiche l’indagine riscontra migliori condizioni rispetto ai
lavoratori autonomi, che hanno maggiori oneri fiscali e minori
tutele, per le fasce di reddito più elevate.
Nella media del 2009 i redditi
percepiti sono stati inferiori ai 10 mila euro per il 14,4% dei
professionisti dipendenti, mentre sono risultati compresi tra i 10 e
i 15 mila euro 20,6% dei dipendenti e superiori ai 30 mila euro per
il 18% dei lavoratori.
Il 56,6% dei dipendenti non ricorre mai
agli aiuti economici della propria famiglia, mentre il 13,8% deve
ricorrervi spesso e il 29,6% qualche volta.
Poco meno di un dipendente su tre (il
32%) non incontra difficoltà nell’arrivare a fine mese, contro il
29,5% che vi arriva con alcune o molte. Infine il 23,4% dei
professionisti dipendenti ritiene che la propria condizione
lavorativa sia peggiorata rispetto ad un anno fa.

PRATICANTI – TIROCINANTI E STAGISTI
Quasi la metà dei praticanti (il
46,3%) lavora in aziende piccole con meno di 5 addetti, mentre solo
il 12,7% ha impiego in aziende con più di 50 addetti.
L’84,1% dei praticanti non svolge un
secondo lavoro anche perchè quasi una percentuale analoga (l’84,5%)
deve garantire una presenza quotidiana. Inoltre il 76,8% oltre alla
presenza quotidiana deve anche rispettare un orario di lavoro
piuttosto rigido, tanto che la media delle ore settimanali lavorate è
di 38 ore
. Con queste premesse non sconvolge di certo sapere che le
opinioni dei praticanti su questo periodo formativo non sono certo
lusinghiere. Nello specifico per un intervistato su tre il
praticantato non offre alcuna reale opportunità formativa e solo a
meno di un intervistato su quattro (il 24%) non capita mai di
svolgere attività non attinenti alla propria professione. 

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Decreto Sviluppo: Credito di Imposta per le Assunzioni di Lavoratori Svantaggiati Nel Mezzogiorno

bresciaoggiimprendi.gifIl Consiglio dei Ministri ha approvato
il Decreto Sviluppo, una serie di misure politiche decisamente vasta,
tanto da essere a tutti gli effetti paragonabile ad una manovra
finanziaria
.
I punti in cui su cui è articolato il
nuovo Decreto Sviluppo sono differenti, ed uno in particolare
riguarda il mondo del lavoro ed è mirato ad incentivare
l’occupazione nelle aree più svantaggiate da questo punto di
vista.
Per poter rilanciare le assunzioni
nelle imprese del Mezzogiorno, infatti, il nuovo Decreto Sviluppo ha
previsto che venga riconosciuto un credito di imposta per tutti i
datori di lavoro che assumeranno dei dipendenti con dei contratti a
tempo indeterminato
nelle regioni del Sud.
I vantaggi fiscali in questione
potranno essere sfruttati dal datore di lavoro esclusivamente nel
caso in cui vengano assunti cittadini lavorativamente “svantaggiati”
o “particolarmente svantaggiati”, sulla base di quanto
disciplinato dal regolamento della Commissione europea del 6 agosto
2008 n.800.
In sostanza, secondo l’Unione Europea
sono da intendersi come lavoratori “svantaggiati” tutti i
cittadini che:

  • non hanno un impiego retribuito da
    almeno sei mesi
  • non hanno conseguito nessun
    diploma di scuola media superiore o professionale
  • lavoratori di età superiore ai 50
    anni che vivono da soli con una o più persone a carico
  • lavoratori impiegati in settori
    caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera
    almeno del 25% la disparità media tra i due sessi in tutti i
    settori economici dello Stato.

Per lavoratori “molto svantaggiati”,
invece, l’Unione Europea intende tutti i cittadini che versano in
stato di disoccupazione da almeno 24 mesi ed i cittadini disabili.
Il Governo ha stabilito che questa
opportunità per tutti i datori di lavoro, che favorisce
indirettamente anche gli stessi lavoratori, sarà valida fino
all’anno 2013. 

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Italiani e Successioni: Dal Notariato la Guida su Diritti e Oneri del Testamento

notariato0505.gifIl Consiglio Nazionale del Notariato,
in collaborazione con 12 Associazioni dei Consumatori (Adiconsum,
Adoc, Altroconsumo, Assoutenti, Casa del Consumatore,
Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega
Consumatori, Movimento dei Consumatori, Movimento Difesa del
Cittadino, Unione Nazionale Consumatori), ha realizzato una guida
mirata ad informare il cittadino su tutte le opportunità, gli oneri
fiscali e le caratteristiche delle successioni.
Non sono molti, infatti, i cittadini
che conoscono in maniera approfondita le caratteristiche delle
successioni, di conseguenza anche i loro diritti nel caso in cui si
dovessero verificare dei trasferimenti di capitali attraverso questo
fatto giuridico. Proprio per questo il vademecum realizzato dal
Consiglio Nazionale del Notariato fornisce al cittadino tutte le
informazioni utili per quanto riguarda gli aspetti fiscali della
successione e le quote ereditarie che spettano di diritto ai parenti.
Inoltre sono spiegate le norme relative ai soggetti cosiddetti
“chiamati in eredità”, ovvero le persone interessate in prima
persona a conoscere le caratteristiche del testamento stesso, sia per
quanto riguarda i diritti che gli oneri.
Secondo i dati forniti dall’Agenzia
delle Entrate
, gli italiani sono ancora poco propensi a fare
testamento, ciò può essere parzialmente dovuto proprio ad una
carenza di informazione a riguardo (oltre che forse per ragioni
scaramantiche).
Nel corso dell’anno 2009, infatti,
sono pervenute complessivamente 377.894 dichiarazioni di successione,
di cui appena il 15,78% per testamento mentre le altre sono giunte
per legge (l’84,22%) . Pressoché analoga è stata la
percentuale per quanto riguarda l’anno precedente: il 15,62% delle
successioni è avvenuto tramite testamento e l’84,38% per legge.

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Sistemi Operativi: Microsoft Domina Quasi l’80% Del Mercato, ma Linux e Apple Guadagnano Terreno

redhat0405.gifIn occasione del ventesimo anniversario
della nascita di Linux, festeggiato circa un mese fa, il direttore
esecutivo della Linux Foundation, Jim Zemlin, ha snocciolato tutti i
successi del pinguino più famoso dell’informatica. Secondo Zemlin
Linux è arrivato ad essere "qualcosa che gira sul 70%
dell’equity trading globale
, qualcosa che alimenta, davvero, la
maggioranza del traffico di Internet”. Linux, ha proseguito Zemlin
, “ha conquistato ogni genere di mercato, passando dall’IT
all’elettronica di consumo e approdando su ogni genere di dispositivo
inclusi i televisori HD e le videocamere, gli e-reader, gli
smartphone
e i tablet basati su Google Android, i sistemi embedded e
i supercomputer più potenti”.
Nelle parole del direttore della Linux
Foundation c’è sicuramente qualcosa (o anche molto) di vero, ma ad
esempio, se quello che era il dominio del nemico numero uno, Windows,
è stato scalfito per quanto riguarda gli ambienti server, quando si
parla di desktop è sicuramente il prodotto made in Microsoft a fare
la parte del leone. E di questo sono consci anche alla Linux
Foundation.
Ma è solo questione di tempo o la conquista dei pc
desktop rimarrà per sempre una mission impossible per linux? È
difficile fare previsioni, soprattutto in un campo come l’ITC,
tuttavia è innegabile che in questo settore Windows sarà dominatore
incontrastato anche nel prossimo futuro.
Un’interessante indagine in tal senso
attiva dalla società di analisi Gartner , che ha voluto indagare
questo universo complesso dei sistemi operativi, un mercato che nel
2010 è cresciuto del 7,8% arrivando a valere 30,4 miliardi di
dollari.
Secondo i dati riportati il 78,6% del mercato (inteso come
prodotti client e server) è detenuto da Microsoft, la cui crescita
nel 2010 è stata dell’8,8% rispetto al 2009. Tuttavia, parlando di
crescita sono stati proprio Linux e Mac Os i sistemi operativi che
hanno mostrato un incremento maggiore, seppure restino molto distanti
in termini di peso di mercato.

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Cassa Integrazione: Diminuiscono le Ore Autorizzate, ma Aumentano i Ricorsi Aziendali Alla Cigs

cassaincigoinps0309.gifSecondo i dati dell’Inps, la cassa
integrazione
sarebbe in notevole calo rispetto allo scorso anno. La
cassa integrazione guadagni è una particolare condizione del
lavoratore il quale, momentaneamente sospeso dal servizio oppure
impiegato con orario ridotto per via di difficoltà economiche
dell’azienda, si vede riconoscere dallo stesso istituto
previdenziale un sostegno economico.
Nel mese di aprile appena concluso,
secondo l’Inps, sono state autorizzate complessivamente 92,1
milioni di ore, una cifra inferiore rispetto al mese precedente, in
cui le ore autorizzate sono state 102,5 milioni. Ancor più
significativa è la diminuzione delle ore nel confronto con il mese
di aprile dello scorso anno, quando le ore autorizzate sono state
114,7 milioni, per una flessione oggi pari al -19,7% su base annua.
Secondo l’Inps, per quanto riguarda
gli interventi ordinari (Cigo) la diminuzione delle ore autorizzate è
stata notevole: ben -41,2% tra il mese di aprile 2011 e l’aprile
del 2010, altrettanto rilevante è la diminuzione registrata tra i
mesi di marzo ed aprile 2011: -17,1%.
Il numero di ore di cassa integrazione
straordinari
a
(Cigs) risulta invariato tra aprile e marzo 2011, su
base annuale, invece, il calo è stato pari a -22,8%. Diversa è
invece la situazione per quanto riguarda gli interventi in deroga
(Cidg), per cui le ore autorizzate sono diminuite del -17,3% tra il
mese di marzo ed il mese di aprile, mentre invece su base annua si è
avuta una crescita pari a +14,7%.
Il settore produttivo per il quale si è
registrata su base mensile la diminuzione più evidente di ore di
cassa integrazione autorizzate è il commercio, con -28,7%, seguito
dall’edilizia con -12,8% e da industria e artigianato, con -6,9%.
Su base annuale, invece il decremento più importante spetta
all’industria, con ben -41,2% di ore autorizzate.
Quanto alle differenze territoriali, il
calo più netto si è avuto a Nord Est (-26,8%), seguito dal Centro
(-13,7%), dal Nord Ovest (-5,6%) e dal Sud (-1,7%).
Diminuiscono, inoltre, anche le domande
di disoccupazione e di mobilità: le prime, nel confronto tra il
marzo 2011 ed il marzo 2010, sono calate del -7%, mentre le richieste
di mobilità sono diminuite addirittura del -30,25%.

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Ocse: il Divario tra Ricchi e Poveri è Sempre Maggiore. L’Italia tra i Paesi Più Diseguali

fantozzi0305.gifNei Paesi Ocse Il reddito del 10% della
popolazione più ricca è circa nove volte quello del 10% più
povero. È questo uno dei dati contenuti nel rapporto “Growing
income inequality in Oecd countries: what drives it and how can
policy tackle it?
” presentato dall’Ocse e relativo al divario
esistente tra i poveri e i ricchi
e all’evoluzione di questa
diseguaglianza economica nell’ultimo ventennio.
Per quanto riguarda quest’ultimo punto,
l’Ocse ha analizzato il coefficiente di Gini, ovvero l’indicatore
utilizzato per misurare la disuguaglianza nella ricchezza, dei vari
paesi, scoprendo che tale indice è passato dallo 0,28 della metà
degli anni ottanta allo 0,31 odierno. Questa differenza non è
affatto di poco conto, visto che il coefficiente di Gini può
assumere un valore compreso tra zero (massima uguaglianza del
reddito) e uno (tutto il reddito concentrato in un unico soggetto).
Ciò significa che la disuguaglianza tra i redditi delle persone
ricche e povere è aumentata in maniera preoccupante. Nello
specifico il rapporto rivela che in 17 dei 22 Paesi Ocse, per i quali
i dati sono disponibili, la disuguaglianza di reddito è
aumentata. I cinque Paesi che hanno ridotto l’indice di Gini
risultano essere la Turchia (che  rimane però uno degli Stati più diseguali), la Grecia, la Francia, l’Ungheria e il
Belgio. E l’Italia? Il nostro Paese risulta essere al quinto posto tra quei Paesi che hanno segnato un
ampliamento del gap dei redditi dalla metà degli anni ottanta ad
oggi (e al sesto nella classifica assoluta), dietro Messico, Stati
Uniti, Israele e Regno Unito.
Nell’indicare i motivi di tali
disparità, il rapporto sottolinea vari aspetti. Tra questi vi è
sicuramente la globalizzazione e i progressi tecnologici che hanno
aumentato la disparità dei salari, andando a ridurre
proporzionalmente quelli delle persone meno qualificate. In secondo
luogo l’Ocse, segnala la disoccupazione e la riduzione delle ore
lavorate soprattutto tra i lavoratori con i salari più bassi, le
donne e i giovani. Vi è poi anche una componente sociale che ha
portato alla riduzione del numero dei componenti delle famiglie,
aspetto che secondo l’Ocse contribuisce al divario tra i redditi.

 

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Liberalizzazione Poste: un’Apertura Al Mercato Troppo Timida

posteitaliane0501.gifSecondo l’Antitrust nei mercati in cui
la concorrenza è limitata, l’inflazione
risulta essere 4 volte superiore alla media
. Sono questi gli
ambiti in cui sarebbe maggiormente necessaria un’opera di
liberalizzazione, ma nei confronti dei quali i processi di apertura
al mercato rimangono piuttosto contenuti, quand’anche proprio
assenti. Uno degli ambiti in cui storicamente si è fatta sentire di
più la mancanza di concorrenza è quello dei servizi postali, anche
se le cose potrebbero presto cambiare. Col decreto legislativo
58/2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 29 aprile scorso , il Parlamento ha dato attuazione alla direttiva Ue
2008/06, che modifica la direttiva 97/67/CE, per quanto riguarda il
completamento del mercato interno dei servizi postali della Comunità
Europea
. Verrebbe da dire finalmente, anche se non tutti la pensano
così, come Assoutenti che definisce il processo di liberalizzazione
come “la più timida delle aperture al mercato dei servizi postali
compatibile con la direttiva europea
". L’associazione sostiene
sostanzialmente che l’opera di liberalizzazione del servizio postale
non sia per nulla profonda, ma anzi presenti diversi punti deboli,
prontamente segnalati in un articolo molto
completo
. Vediamone qualcuno.

LIBERALIZZAZIONE DEL SERVIZIO POSTALE
IN FAVORE DI POSTE ITALIANE

La prima osservazione critica riguarda
la scelta fatta dal legislatore di affidare direttamente il servizio
universale all’attuale gestore
“Poste Italiane”, di proprietà
dello Stato e per un periodo che può arrivare fino a 15 anni.
Assoutenti sottolinea come si sia rinunciato all’opzione, consentita
dalla direttiva comunitaria in recepimento, di individuare più di un
fornitore del servizio universale. La conseguenza è l’impossibilità
di una verifica di mercato dell’efficienza di “Poste italiane
.
In secondo luogo la scelta della data
del 1° giugno 2012 per escludere dal servizio universale la
pubblicità diretta per corrispondenza, non convince, visto che, come
precisa la “Relazione illustrativa” allo schema di decreto, tale
nuova disposizione consentirà di ridurre gli oneri di bilancio.

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Nuovi Limiti ai Risarcimenti Per Chi Passa Dal Contratto a Tempo Indeterminato a Quello a Termine

classactionintesaudi.gifI lavoratori che subiranno il passaggio
da un contratto a tempo indeterminato ad un contratto a termine e
procederanno con la messa in mora del proprio datore di lavoro
otterranno, da oggi, dei risarcimenti più contenuti.
È quanto ha stabilito la Corte di
Cassazione
relativamente alle norme del collegato lavoro, ovvero la
legge 183/2010, attraverso la sentenza 6663 del 2011.
Il nuovo provvedimento prevede che nel
caso in cui avvenga un passaggio da contratto a tempo indeterminato a
contratto a termine, il lavoratore abbia diritto ad un’indennità
non inferiore alle 2,5 mensilità
dell’ultima retribuzione globale
di fatto. Senza in alcun modo poter superare le 12 mensilità della
retribuzione in questione.
In precedenza, come detto, la posizione
del lavoratore nel caso di passaggio da contratto a tempo
indeterminato a contratto a termine era più forte, dal momento che
la giurisprudenza prevedeva un trattamento economico migliore. Al
verificarsi di questa eventualità, infatti, al lavoratore era
riconosciuta un’indennità proporzionata a tutte le retribuzioni
che avrebbe conseguito dalla fine del contratto fino alla sentenza.
La legge prevedeva inoltre che la data di decorrenza del risarcimento
fosse fissata nel momento in cui il lavoratore aveva messo in mora il
datore di lavoro
ed alla somma stessa del risarcimento dovevano
essere detratti i redditi conseguiti nel frattempo dal soggetto
interessato, dunque presso altri datori di lavoro.
Considerando i tempi piuttosto lenti
della giustizia, non di rado i lavoratori che hanno effettuato la
messa in mora del proprio datore di lavoro sono riusciti ad ottenere
dei risarcimenti fino anche a due o tre anni di retribuzione.

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Negli Ultimi Dieci Anni il Pil Pro Capite Italiano è Cresciuto Meno Del Resto Dell’Unione Europea

graphdown0402.gifUno dei problemi principali nel nostro
Paese, soprattutto in considerazione dell’alto livello del debito
pubblico
italiano, è la bassa crescita del Pil, che sembra oramai
divenuta una caratteristica strutturale per la nostra economia.
Il Pil rappresenta il valore dell’attività di produzione di beni e
servizi delle unità produttrici residenti ed è considerato il
principale indicatore dei modelli di crescita economica. Rapportando
il valore del Pil alla popolazione media residente di un Paese si
ottiene il Pil pro capite, che è ritenuto come una delle misure più
indicative del benessere di un dato Stato. Questa concezione viene
spesso criticata, in quanto considera semplicemente elementi
monetari ed esclude diverse variabili che caratterizzano la vita
sociale ed economica
di un paese. Abbiamo visto, in proposito come
Istat e Cnel siano al lavoro per la definizione di un nuovo
indicatore (Bes)
, da affiancare al Pil ed in grado di misurare
non solo il livello di crescita economica della nazione, ma anche del
benessere sociale e sostenibile.
In attesa di sviluppo possiamo
considerare comunque il Pil pro capite, come un buon indicatore per
effettuare confronti tra i Paesi dell’Unione Europea. Secondo i dati
Eurostat relativi al 2009, l’Italia mostra un Pil pro capite di
24.400 euro contro i 23.500 della media dell’Unione Europea (a 27).
Un valore che pone il nostro Paese al 12° posto, subito dietro la
Francia (25.400 euro) e davanti alla Spagna (24.300 euro). In testa
alla classifica troviamo il Lussemburgo con un Pil pro capite di
63900 euro, seguito dai paesi Bassi (30800 euro) e dall’Irlanda
(29800 euro). In coda invece si piazzano Romania, Bulgaria e Lettonia
con un Pil pro capite pari rispettivamente a 10700, 10900, e 12200
euro. Se consideriamo però la crescita del Pil pro capite dal 2000
al 2009
, l’Italia risulta essere il Paese dell’Unione Europea con la
variazione positiva più bassa (+9,4%), a fronte di una media Ue del
+23%. I paesi che in questo periodo sono cresciuti di più sono
invece proprio Romania (+114%) e Bulgaria (+101,9%). Nel 2000 l’Italia
risultava essere il 10° Paese per Pil pro capite (a pari merito con
la Finlandia) con 22300 euro, piazzandosi prima di Francia (22
mila euro) e poco lontano da Germania (22600) e Regno Unito (22700).

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Ubuntu 11.04 Natty Narwhal: Aggiornamento e Presentazione Delle Caratteristiche

ubuntu3004.gifCome ogni fine aprile che si rispetti,
anche quest’anno è giunto il momento di parlare della nuova
distribuzione  Ubuntu, denominata  11.04 Natty Narwhal (Narvalo Elegante) e
rilasciata lo scorso 28 aprile. Devo dire che l’attesa per questa
nuova distro era quantomai alta, visto che segna, sotto molti punti
di vista una svolta rispetto al passato.
Su tutti l’introduzione anche in
ambienti desktop dell‘interfaccia grafica Unity, sviluppata
inizialmente da Canonical  per i netbook,  che va a
sostituire l’ambiente grafico Gnome (come default). Una rivoluzione
che ha fatto storcere il naso a molti ma che non rappresenta uno
strappo totale con il passato, visto che Unity deriva comunque da
Gnome e supporta tutti i programmi sviluppati per questo ambiente
grafico. In più in questa versione  della distribuzione è ancora possibile utilizzare
l’interfaccia Gnome, mentre per il futuro si parla di un esclusiva di
Unity.
La differenza tra i due ambienti
grafici è comunque sensibile visto che le applicazioni principali
sono disposte verticalmente in un lanciatore e a sinistra dello
schermo, mentre scompaiono i menù sostituiti da una dashboard. Il
lanciatore permette l’esecuzione rapida delle varie applicazioni, o
secondo la personalizzazione dell’utente, o indicando quelle più
utilizzate. Normalmente non appare sullo schermo, se non si avvicina
il puntatore del mouse alla parte sinistra dello schermo.
La dashboard è attivabile da un
pulsante che raffigura il logo di ubuntu, posto in alto a
sinistra del desktop e permette la ricerca di file sul disco e delle
applicazioni presenti nel sistema. Insomma Unity si presenta come
un’interfaccia molto snella e graficamente accattivante che strizza
l’occhio a sistemi touch, per cui ad un nostro primo giudizio va
decisamente promossa.
Una seconda novità della nuova
distribuzione riguarda il passaggio da OpenOffice a LibreOffice, la
suite sviluppata da The Document Foundation, dopo che Sun Microsystem
è stata acquisita da parte di Oracle. Questa nuova suite è molto
simile ad OpenOffice, visto che nasce da una costola di questo
progetto.
Cambia anche l’Ubuntu Software Center
che diventa più efficiente e da questa distro offre anche la
possibilità di testare le applicazioni senza doverle necessariamente
installare (tramite il comando Test Drive). In più è stato
inserito un nuovo sistema di rating e di recensione per le
applicazioni.
Sempre per quanto riguarda le modifiche
al parco software si segnala la sostituzione di Rhythmbox con
Banshee che diventa così il riproduttore multimediale predefinito.

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Al Via la Possibilità di Pagare a Rate le Multe per le Infrazioni Stradali Sopra i 200 Euro

autovelox3004.gifGli automobilisti che saranno
sanzionati con delle multe per infrazioni al codice della strada avranno
la possibilità di effettuare il pagamento anche a rate. È questa la
principale novità apportata dalla circolare 6535 del dipartimento
Affari interni e territoriali del Ministero dell’Interno, emanata
per chiarire gli aspetti applicativi della riforma del Codice della
strada (legge 120/10) di competenza prefettizia.
Il nuovo provvedimento è applicabile a
tutte le sanzioni amministrative accessorie, e non dunque, alle
sanzioni penali: Perciò gli automobilisti a cui sarà comminata una
sanzione penale, quale ad esempio la guida sotto l’effetto di alcol
o di stupefacenti
, non godranno di alcuna agevolazione nemmeno per
le sanzioni amministrative accessorie.
L’unico caso di guida in stato di
ebbrezza sanzionato con un semplice provvedimento amministrativo
riguarda esclusivamente la fascia di violazione più lieve, ovvero
quella che riguarda il tasso alcolemico compreso tra 0,5 e 0,8 g/l.
In questo caso non è prevista la denuncia penale e si potrà dunque
anche usufruire della possibilità di pagare a rate la sanzione
comminata. Al contrario chi guida con un tasso alcolemico superiore a
0,8 g/l sarà denunciato penalmente e non potrà effettuare a rate il
pagamento della sanzione pecuniaria.
Altro requisito fondamentale affinchè
il cittadino possa usufruire della possibilità del pagamento rateale
della multa, è che la sanzione comminata sia superiore ai 200 euro.
L’iter prevede che il cittadino in
difficoltà economiche, dunque interessato a pagare la multa in
soluzione rateale, inoltri un’apposita istanza. A decorrere dalla
presentazione della richiesta, l’autorità deve comunicare entro 90
giorni se è stata o meno convalidata l’opportunità in questione,
ed in caso di esito negativo, il cittadino ha diritto di far ricorso
al Giudice di pace o al prefetto. Il pagamento della multa potrà essere
suddiviso in massimo 60 rate mensili di importo minimo di 100 euro.

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Tre Milioni di Lavoratori e un Milione e Mezzo di Piccoli Imprenditori Lavorano Anche la Domenica

cameriere2904.gifIn Italia i lavoratori dipendenti che
negli scorsi dodici mesi hanno lavorato almeno una domenica al mese
sono quasi tre milioni (2,97 milioni), mentre sono poco più di due quelli che lo
hanno fatto due o più volte al mese. A riferirlo è la Cgia di
Mestre che in un’elaborazione ha cercato di dimensionare quel gruppo
di italiani che si recano al lavoro anche la domenica. Oltre ai
dipendenti, riferisce l’associazione degli artigiani mestrini, vi
sono anche molti lavoratori autonomi che mantengono aperta la loro
attività anche la domenica. Tra questi vi sono ad esempio artigiani,
commercianti, agricoltori, esercenti e venditori ambulanti. Secondo
l’associazione il numero di questi piccoli imprenditori è di circa
un milione e mezzo.
Tornando ai dipendenti, i settori più
interessati dal lavoro domenicale sono quello alberghiero e della
ristorazione
, seguito dalla Pubblica Amministrazione e dalla sanità.
Nello specifico nel 2010 hanno dichiarato di aver lavorato almeno una
domenica al mese sono 521.757 nel settore degli alberghi e
ristoranti, cioè il 64% sul totale dei dipendenti del settore.
Oltre la metà dei dipendenti in questo settore, il 54,9%, pari a
446.997 unità, ha lavorato più di due domeniche in un mese, mentre
il rimanente 9,2% (446.997 unità) meno di due.
Per quanto riguarda il settore della
Pubblica Amministrazione, della difesa e delle assicurazioni sociali
obbligatorie, il numero dei lavoratori domenicali è pari al 26,7%
del totale, ovvero circa 372.975 dipendenti. Il 17,1%, del totale, cioè 238.570 lavoratori ha lavorato più di due domeniche al mese,
mentre il 9,6% (134.405 unità) meno di due volte.
Chiudono il podio del “club della
domenica
” gli occupati nell’ambito sanitario, dell’istruzione e
dell’assistenza sociale, settore in cui il 21,9% dei dipendenti
(625.364 lavoratori) ha lavorato almeno una domenica al mese. In
questo, che quantitativamente è il gruppo più numeroso, circa
434.568 lavoratori (il 15,2% del totale) hanno lavorato più di due
domeniche al mese, mentre i rimanenti 190.796 (il 6,7%) meno di due.
I settori in cui si lavora meno la
domenica sono quello dell’intermediazione monetaria e finanziaria e
delle attività immobiliari, seguito dalle costruzioni e
dall’Industria dell’energia e dell’estrazione di minerali
energetici.

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Aumenta il Numero di Sportivi e Calano gli Inattivi. Il Calcio Rimane il Primo Amore Degli Italiani

calcio2904.gifÈ stata presentata nei giorni scorsi a
Roma la ricerca “I numeri dello sport italiano – la pratica
sportiva attraverso i dati Coni ed Istat
”.
L’Istituto Nazionale di Statistica ed
il Comitato Olimpico Nazionale Italiano hanno evidenziato come la
pratica sportiva da parte dei cittadini italiani sia in importante
crescita. Un dato confortante, dal momento che la sedentarietà è
una delle cause principali di diverse patologie, tra cui l’obesità.
Per la prima volta negli ultimi dieci
anni, infatti, il numero di cittadini inattivi dal punto di vista
sportivo è sceso al di sotto del 39%, con una diminuzione importante
nell’ultimo anno, pari a -2,3%, ovvero circa 1 milione e 200 mila
sedentari in meno nel nostro paese tra il 2010 ed il 2009.
Aumentano, dunque, i cittadini
impegnati in un’attività sportiva, sia per quanto riguarda quelli
che svolgono un’attività sportiva in modo continuativo (ad oggi
pari al 22,8%) che per quelli che dichiarano di svolgere una qualche
attività fisica (28,2%). Rimane sostanzialmente stabile invece la
percentuale di cittadini che si dedica allo sport in maniera
saltuaria: 10,2%.
A praticare sport sono più gli uomini
delle donne:
ogni 100 uomini sedentari vi sono infatti 127 donne
inattive, e la crescita negli sportivi non riguarda esclusivamente lo
sport a livello non agonistico, ma anche il numero di tesserati.
Nello specifico, l’indagine sottolinea che nell’ambito delle 45
diverse federazioni presenti sul territorio nazionale, il numero dei
tesserati, relativo all’anno 2009, risulta pari a 4 milioni e 391
mila associati, ovvero un ammontare complessivo superiore del 4,6%
rispetto al 2008.
L’aumento dei tesserati registrato
tra il 2008 ed il 2009 è probabilmente legato al fatto che proprio
nel 2008 si sono svolte le Olimpiadi di Pechino, manifestazione in
cui gli atleti azzurri hanno ottenuto dei risultati molto
prestigiosi.

 

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Professionisti Poco Autonomi e Mal Pagati: Quasi Uno su Due Guadagna Meno di 15 Mila Euro l’Anno

recruitmentstudentuni.gifSecondo la ricerca condotta dalla CGIL
: “Professionisti: a quali condizioni?” la condizione lavorativa
dei lavoratori autonomi italiani, che ammontano a ben 5 milioni, non
verte in una situazione florida dal punto di vista dei redditi e
soprattutto il loro business si è rivelato piuttosto discontinuo
durante gli ultimi anni.
Quasi la metà dei lavoratori infatti,
ovvero il 44,6%, nel corso del 2009 ha ottenuto un reddito netto
inferiore ai 15 mila euro
e ben il 23% ha guadagnato una cifra
inferiore ai 10 mila euro annui. La percentuale dei lavoratori con
reddito compreso tra i 15 mila e i 20 mila euro è risultata, invece
pari al 17%, quella tra i 20 mila ed i 30 mila euro annui pari al 18,5%, mentre i redditi più elevati, ovvero quelli superiori
a 30 mila euro annui, sono stati il 17,2% del totale.
Significative le differenze di reddito
per quanto riguarda le diverse aree professionali: la fascia di
reddito più bassa, ovvero quella inferiore ai 10 mila euro euro
annui, interessa ben il 40,8% dei professionisti operanti nell’ambito
della cultura e dello spettacolo, seguita da quelli operanti
nell’area dell’informazione e dell’editoria con il 35,4% e da
quelli dell’area giuridica con 30,9%. Il 30% della categoria di
lavoratori comprendente operai, artigiani invece ha dei redditi
inferiori ai 10 mila euro.
Nella fascia di reddito più alta,
dunque quella con redditi annui superiori ai 30 mila euro, si colloca
il 24% dei professionisti dell’area economica, seguiti dall’area
gestionale ed amministrativa (22,2%), dall’area tecnica (21,3%),
dall’area socio-sanitaria ed assistenziale e dall’area giuridica
con il 19,4% .
Ben il 61,4% degli intervistati,
inoltre, ha dichiarato che nel corso degli ultimi 5 anni si sono
alternati periodi di lavoro a periodi di inattività, quindi anche
prima della crisi economica. Da questo punto di vista, ben l’88,3%
dei lavoratori del settore cultura e spettacolo ha dichiarato di aver
lavorato ad intermittenza negli ultimi anni, a seguire docenti ed
educatori (76,7%) ed interpreti e traduttori (70,6%). A lavorare con
maggiore continuità sono stati invece i ricercatori
(il 76,2% ha
dichiarato di aver lavorato con continuità negli ultimi 5 anni),
seguiti dai professionisti dell’area economica con il 63,9%.
Di questi lavoratori, inoltre, circa un
terzo versa i contributi alla gestione separata all’Inps, mentre il
14% non ha alcun contributo pensionistico.

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