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Frecciarossa tariffa standard: vagoni "blindati" e discriminazione, scoppia la polemica


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Viaggi sul Frecciarossa in Economica? Bene, restaci! Il passeggero che avrà deciso di scegliere la tariffa standard, ovvero la più economica prevista da Trenitalia per i convogli ultraveloci, durante tutto il viaggio potrà spostarsi somo nelle altre tre carrozze di pari livello. Le porte degli altri settori sono bloccate, e non è possibile neanche accedere alla carrozza ristorante, riservata a chi ha pagato di più.

Il nuovo Frecciarossa con quattro categorie diverse di carrozze (abbandonate le antiche diciture di prima e seconda classe) viaggia dal 25 . E a un mese esatto, scoppiano le polemiche. Sono quattro i treni che effettuano il percorso Milano-Napoli e ritorno e che hanno la diversa tariffazione: executive, business, premium e standard.

Se hai prenotato un viaggio Standard, paghi meno di prima (86 euro invece di 91), ma devi sapere che oltre a navigare wi-fi, leggere sul monitor alcune informazioni utili sul viaggio e a calmare la fame grazie al carrellino bar che passa ogni tanto, non puoi fare molto altro.

A insorgere sono state le Associazioni dei Consumatori: “E se un passeggero soffre di claustrofobia?”. Codacons Lombardia non è meno critica: “Quella di Trenitalia è una politica ridicola. Un giudice potrebbe persino sollevare la questione di costituzionalità. E’ finito il tempo delle deportazioni“.


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La Spagna e il suo problema del debito


Il tasso di interesse che gli investitori pagano per acquistare i prestiti della Spagna con scadenza a dieci anni, ha superato nelle ultime 24 ore quello dell’Italia, ed è ora è più o meno sullo stesso livello. Gli investitori sono ora un po’ più preoccupati dei titoli spagnoli che di quelli italiani. In breve, si può dire che la Spagna è diventata l’anello più debole della catena dell’euro.

Il punto è che se si sommano tutti i debiti, ovvero i debiti del governo, i debiti aziendali, i debiti degli istituti finanziari e i debiti delle famiglie, la Spagna è un paese molto più indebitato dell’Italia. E’ importante riunire i debiti per due ragioni. In linea di massima, lo stesso gruppo di investitori globali prestano ai governi, alle banche e alle imprese, per cui se tutti sono preoccupati sulle prospettive economiche di un paese, diventa più difficile ottenere un prestito. In secondo luogo, l’onere di pagare i debiti sopprime l’attività economica.

Nel 1989, il rapporto in Spagna tra debito pubblico e Pil, era del 39%. Il suo rapporto tra debito societario e PIL era del 49%, il rapporto tra debito delle famiglie e PIL era del 31% , mentre il rapporto del debito del settore finanziario e del PIL era di appena il 14% . Il rapporto aggregato tra il debito e il PIL era del 133%. Quest’anno il quadro è completamente diverso. Il rapporto aggregato tra debito e PIL è salito al 363% del PIL.

Ed è stato proprio a partire dal 2000, ovvero gli anni dell’euro, che la situazione in Spagna è peggiorata, con il rapporto tra debito complessivo e PIL in aumento. Il più grande incremento degli ultimi 20 anni c’è stato nel rapporto tra i debiti societari e il PIL, che è salito al 134% . Le aziende spagnole sono diventate dipendenti dal debito. Nel frattempo, l’indebitamento delle famiglie è salito all’82% del PIL, il debito pubblico è salito al 71% del PIL e il debito finanziario è salito al 76% del PIL.

Singolarmente, nessuno di questi rapporti di indebitamento è allarmante, ma considerati tutti insieme sono un grande problema per la Spagna.

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"Il vuoto del potere", quanto ci manca Pasolini


Trentasei anni fa, all’Idroscalo di Ostia, veniva ucciso Pier Paolo Pasolini, uno dei più importanti intellettuali – regista, scrittore, poeta – del Novecento in Italia. Ecco il suo famoso articolo “Il vuoto del potere ovvero L’articolo delle lucciole”, pubblicato prima sul Corriere della Sera il 1 febbraio 1975 e in seguito nella sua raccolta Scritti Corsari

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Crisi Grecia: l’haircut non serve, il Paese è in default


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L’haircut sul debito sovrano greco (ovvero, la svalutazione del debito nazionale nella misura del 50%), non serve a niente. O quasi. A dirlo è Fitch, una delle tre principali agenzie di rating al mondo, secondo…
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Rating banche italiane, Standard and Poor’s ne declassa sette


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Standard and Poor’s colpisce ancora: dopo il declassamento dell’Italia sul debito pubblico, l’agenzia di rating ha fatto scivolare da A+ ad A sette banche del nostro paese, ovvero Mediobanca, Intesa San Paolo, Findomestic e le controllate Banca Imi, Cassa Risparmio Bologna e Biis. La Bnl invece passa a A+/A-1.

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RSI, il miglior indicatore Forex per principianti ed esperti, parte 2


Abbiamo parlato nello scorso articolo dei 4 segnali di divergenza RSI. Tutti e 4 questi segnali possono essere tracciati manualmente usando degli strumenti appositi per disegnare su un grafico o possono essere attuati automaticamente utilizzando un’apposita funzione di disegno automatico applicato all’RSI. Perché questi segnali sono così importanti?

In un periodi di 9 anni e mezzo, ovvero da inizio 2000 fino al mese di giugno 2010, ci sono stati oltre 9.200 segnali sulle tabelle orarie RSI. Potete immaginare quanti altri segnali RSI ci sono stati nei grafici a ​​15 minuti. Sui grafici orari in quel periodo, i segnali di inversione hanno una media di oltre 70 pips per posizione. Se il 25% dei trade sono stati un’inversione effettiva, questo significa circa 17.000 pips in un anno, il che equivale a circa 70 pips al giorno. come media di negoziazione, sui grafici orari.

L’RSI è un ottimo indicatore anche perché non ha bisogno di linee di tendenza che possano dare delle indicazioni su come fare trading. Non c’è bisogno di usare, ad esempio, lo strumento di Fibonacci o le onde di Elliott. Per questo motivo l’RSI è noto anche come indicatore di trading standalone, che misura lo slancio nel mercato e utilizza i 4 segnali di cui sopra per dire al commerciante di fare trading oppure di rimanere fuori dal mercato.

Se ti trovi agli inizi della tua carriera di trader Forex, oppure se hai già provato ad operare nel mercato delle valute ma senza grande successo, è necessario considerare di fare un piccolo investimento iniziale in termini di apprendimento corretto dell’RSI per fare un passo nella giusta direzione, ovvero quella di diventare un trader sempre più bravo.

Ecco perché questo indicatore è uno di quelli che occorre sempre imparare e perfezionare. Potrebbe essere il primo indicatore da imparare e addirittura potreste fare trading per lungo periodo usando solo questo e null’altro.

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Salone di Francoforte: quattro le novità in programma


La foto che vedete in alto, è un teaser (un’anticipazione dunque) del prototipo che la Ford presenterà al prossimo salone di Francoforte.
Non si sa ancora di che prototipo si tratta, certo è, che la linea di questa concept car anticiperà fortemente le linee delle future vetture dell’ovale blu.
Il concept non sarà l’unica novità esposta all’ormai prossimo salone: infatti verrà
presentata anche la recente Ford Focus nella variante sportiva ST.
Verrà inoltre mostrata l’inedita B-Max, già presentata allo scorso salone di Ginevra sotto forma di concept. La vettura, a tutti gli effetti è la sostituta della Ford Fusion, in pratica la variante MPV della Fiesta.
E ancora, potrebbe essere presentata anche la Vetreck in versione definitiva, ovvero la nuova Ford Kuga, che nella nuova versione sarà più grande e spaziosa.



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Senza il Nucleare il Contributo Delle Rinnovabili Deve Salire Al 40% Del Consumo Elettrico Lordo


aperrinnovabili2707.gifIn questi giorni l’Aper, Associazione
di Produttori di Energie Rinnovabili, ha diffuso il “Rapporto
Rinnovabili 2010 -2011
”, in cui viene fotografata la situazione
del settore delle energie rinnovabili in Italia, anche alla luce dei
recenti esiti referendari sul nucleare.
In effetti il NO al ritorno al nucleare
in Italia impone una serie di scelte su quale mix energetico puntare
nei prossimi anni, scelte che interessano non solo il futuro
energetico
del nostro Paese, ma che devono interfacciarsi con gli
obiettivi europei
del pacchetto Clima Energia.
Si ricorda che la direttiva Direttiva
2009/28/CE assegna all’Italia un target nazionale del 17% di produzione di rinnovabili
sui consumi di energia
primaria
entro il 2020, a cui si accompagna
un obbligo di raggiungimento di uno share del 10%
di uso di biocarburanti
sul totale dei consumi imputabili al
settore
trasporti.
Il nostro Paese nel piano
di azione nazionale per lo sviluppo delle energie rinnovabili
,
prevedeva un consumo elettrico lordo totale di 375 Twh
coperto per
il 50% da fonti fossili (187 Twh), per il 26% da fonti rinnovabili
(98 Twh) e per il rimanente 24% da fonte nucleare (90 Twh).
Ora che
il nucleare è
tagliato fuori (oh almeno si spera), l’Aper si auspica un aumento
della quota di rinnovabili fino al 40% totale (+52 Twh), mentre i
rimanenti 38 TWh andrebbero coperti dalle fonti fossili
(possibilmente termoelettrico “ambientalizzato”) che così
salirebbero al 60% totale.
Un
tale scenario presupporrebbe una grande sfida per il settore delle
rinnovabili, visto che nel 2010 il fabbisogno lordo di energia
rinnovabile, pari a 326 Twh, è stato coperto dalle fonti rinnovabili
solo per il 23% (75 Twh), di cui oltre il 35% (più di 40 Twh) dal
cosiddetto “idroelettrico storico”, non più facilmente
espandibile. Si tratterebbe insomma di passare da una produzione
attuale di 75TWh ad una di 150 Twh in 10 anni, quindi raddoppiando il
contributo delle rinnovabili
, senza poter contare su ulteriori
sviluppi dell’idroelettrico. Per cui escludendo l’idroelettrico si
dovrebbe passare da circa 35 Twh di “rinnovabili recenti” a 110
Twh, il che richiederebbe uno sforzo collettivo in termini di
pianificazione e sostegno di tutta la filiera delle rinnovabili che
porti alla massima efficienza di costo/kWh prodotto. Uno sforzo che
dovrebbe passare prima dalla definizione di obiettivi quantitativi a
livello nazionale e poi dal cosiddetto burden sharing , ovvero la
ripartizione a livello regionale degli obiettivi, responsabilizzando
così le autonomie locali.

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Il debito degli Stati Uniti


Il debito degli Stati Uniti è attualmente di oltre 14.000 miliardi di dollari. Esso è la somma di tutti i debiti del governo federale. Quasi due terzi di debito pubblico si deve alle persone, alle imprese e ai governi stranieri che hanno acquistato titoli del Tesoro ed obbligazioni.

Il resto del debito è dovuto al governo stesso, dove per la maggior si parla di sicurezza sociale e di fondi fiduciari.

Il debito degli Stati Uniti è il più grande del mondo. Ma come è stato possibile arrivare a questa situazione? Gli acquirenti dei buoni del Tesoro USA, ragionevolmente, si aspettano che l’economia degli Stati Uniti possa recuperare abbastanza per poterli ripagare. Per investitori esteri come la Cina e il Giappone, gli Stati Uniti sono un grosso cliente, dunque essi comprano le loro esportazioni.

Anche prima della crisi economica il debito degli Stati Uniti era cresciuto del 50% tra il 2000 e il 2007. 700 miliardi di dollari di salvataggio hanno fatto si che il debito crescesce fino a raggiungere la quota di 10.500 miliardi di dollari nel dicembre 2008.

Il livello del debito è calcolato in percentuale sulla produzione totale del paese, ovvero sul PIL, che è stato di 14.700 miliardi di dollari nel 2010. Il debito è oggi pari al 78% del PIL, contro il 51% nel 1988. Il paese con il rapporto debito pubblico / PIL più alto al mondo è il Giappone, con ben il 195%, seguono Irlanda e Italia.

Gli interessi sul debito hanno avuto un costo di 414 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2010, superiore ai 383 miliardi di dollari nel 2009 ma inferiore al picco di 451 miliardi dollari del 2008. Questo perché i tassi di interesse sono più bassi.

L’interesse sul debito è la quinta più grande voce sul bilancio federale, dopo la Difesa e la Sicurezza, per la quale si spendono 890 miliardi di dollari, la Social Security, 730 miliardi, e Medicare, 490 miliardi di dollari.

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Calano I Prezzi Delle Automobili e I Listini Europei Tendono A Convergere


chiaveauto2607.gifSecondo quanto riportato nell’ultima
relazione della Commissione Europea i prezzi delle automobili, nel
2010 sono diminuiti in media, nell’UE, del 2,5% in termini reali
(ovvero tenendo conto dell‘inflazione registrata), fatta eccezione
per tre Paesi: Portogallo dove sono cresciuti del 2,6% e Malta e
Italia dove sono cresciuti dello 0,2%.
Nello specifico, fa sapere la
Commissione Europea
, l’indice UE dei prezzi delle automobili, che riflette i
prezzi nominali pagati dai consumatori, comprensivi di tasse è
aumentato dello 0,3%, a fronte di un aumento dell’indice dei prezzi
al consumo del 2,8%, il che porta appunto ad una diminuzione reale
dei prezzi del 2,5%.
La diminuzione dei prezzi reali delle
automobili è stata particolarmente sostenuta in Bulgaria dove si è
assistito ad un calo del 13,5%, in Slovenia (-11,6%),in Repubblica
Ceca (-9%). in Slovacchia (-7,4%) e in Polonia (-5,6%). Se si passa
ad analizzare i grandi mercati non si notano forti riduzioni dei
prezzi tranne che nel Regno Unito dove il calo è stato del 3,7%,
mentre in Germania, Spagna e Francia le diminuzioni sono state pari
rispettivamente all’1,9%, all’1,6% e allo 0,9%. L’Italia, in questo
senso rappresenta l’unico grande mercato europeo dove i prezzi sono
cresciuti,
seppur di poco, rispetto al 2009. Per quanto riguarda il
Portogallo, la relazione sottolinea che l’aumento significativo dei
prezzi può essere spiegato dal fatto che nel 2009 i prezzi reali
erano diminuiti su base annua di una percentuale decisamente
superiore alla media (-6,7%).
Il calo generalizzato dei prezzi reali
delle automobili è per la Commissione Europea la conferma che la
concorrenza tra costruttori automobilistici sul mercato delle auto
nuove sta funzionando. Concorrenza che sta dando i suoi frutti
anche nel settore dei servizi di riparazione e manutenzione, visto
che i prezzi sono rimasti invariati nel 2010, dopo che negli ultimi
dieci anni erano saliti al di sopra del livello generale
dell’inflazione.

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Come porre fine alla tragedia greca, parte 3


Parlare di tagli per gli investitori privati fa tuttavia ​​innescare immediatamente delle preoccupazioni di contagio. Ma i mercati stanno già assegnando una probabilità alta al default greco. Le agenzie di rating hanno da tempo messo il debito greco nel territorio del junk, e ora stanno dando anche al debito portoghese e al debito irlandese lo stesso status.

In più, la situazione si sta diffondendo in Spagna e in Italia, dimostrando che il contagio si sta già verificando, anche in assenza di una decisione ufficiale circa il debito greco.

L’Unione europea ripone le sue speranze in un meccanismo di riduzione del debito greco, ovvero dei prestiti dal Fondo europeo di stabilità finanziaria che avrebbero permesso alla Grecia di acquistare il proprio debito, scontato, sul mercato secondario.

Ma, consentendo all’EFSF di finanziare il riacquisto del debito è una cosa che non convince tutti. Da un gran numero di ricerche teoriche ed empiriche, generate da sforzi dei paesi in via di sviluppo di riacquistare il loro debito nel corso degli anni ’80 e ’90, ha dimostrato che questa opzione è ben lungi dall’essere una cura. Il motivo principale è semplice: come il debito si riduce, il suo prezzo aumenta sul mercato secondario, limitando fortemente i vantaggi per chi lo acquista.

Finora, sul mercato si tratta solo lo scambio di vecchi titoli greci per contanti o di nuovi titoli greci. Sarebbe di gran lunga preferibile scambiarli per l’Eurobond, sostenuto dalla fiducia e dal credito di tutti i paesi della zona euro.

I ministri europei stanno ancora lottando per capire che cosa fare e per cercare una soluzione che possa raddrizzare questa situazione. A questo punto, se ciò che è accaduto negli ultimi 18 mesi sarà solo una sorta di inizio di quello che potrà accadere in futuro, è una cosa che presto si saprà, per cui bisogna stare molto attenti.

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Vendite Al Dettaglio: Continuano a Diminuire Soprattutto Nella Grande Distribuzione


carrello1504.gifIstat ha pubblicato i dati relativi
all’indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio, un valore
che incorpora sia la dinamica dei prezzi che quella delle quantità.
In riferimento al mese di maggio 2011,
questo indice risulta esser diminuito rispetto al mese precedente
del -0,1%; si è registrata una diminuzione della medesima entità
anche nel confronto tra la media del trimestre marzo maggio 2011 ed
il trimestre precedente. Paragonando i dati relativi a maggio
2011 con quelli del medesimo mese del 2010, si è registrato un calo
del -0,6%, da distinguere nel -0,5% per quanto riguarda i prodotti
alimentari
e nel -0,8% dei beni non alimentari.
Il calo su base annua ha riguardato
principalmente la grande distribuzione, con -2,1%, al contrario le
imprese operanti su piccole superfici hanno registrato un lieve
aumento: +0,2%.
Precisamente, la grande distribuzione
ha subito un calo su base annua pari al -0,8% per quanto riguarda i
prodotti alimentari, mentre nel settore dei generi non alimentari la
diminuzione è stata pari a -3,1. Le imprese operanti su piccole
superfici invece hanno fatto registrare aumenti sia per quanto
riguarda i generi alimentari (+0,3%) che nel settore dei generi non
alimentari (+0,2%).
Nel confronto tra il mese di maggio
2011 ed il maggio 2010, i cali hanno riguardato principalmente gli
esercizi non specializzati (-2,4%), mentre i valori degli esercizi
specializzati sono rimasti stabili. Per quanto riguarda i primi,
hanno registrato dei cali piuttosto evidenti gli ipermercati (-6,1%),
ovvero i punti vendita con superfici superiori a 2.500 metri quadrati
articolarti in reparti; sono rimasti stabili invece supermercati e
discount di alimentari.
I valori delle vendite dei prodotti non
alimentari evidenziano variazioni positive solo per pochi tipi di
prodotti, tra cui “utensileria per la casa e ferramenta” con
+1,6% e “prodotti farmaceutici” con +0,6%. I cali più netti
riguardano, invece “elettrodomestici, radio, tv e registratori”
con -4,7% e “supporti magnetici e strumenti musicali” con -4,5%.
Gli indici delle vendite al dettaglio,
dunque, fanno registrare delle diminuzioni in diversi settori, un
valore certamente emblematico anche per quanto riguarda i consumi
degli italiani, che stentano a riprendere, e che come abbiamo visto
nei giorni scorsi sono legati principalmente a spese incomprimibili .

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Come porre fine alla tragedia greca, parte 2


Continuando a parlare di Grecia e di riuscire a trovare un modo affinché si riesca a risolvere la pesante situazione del paese, alcuni analisti hanno sostenuto che il modo migliore è quello di tagliare i rendimenti sul debito greco portandoli pari a quelli tedeschi. La Germania paga attualmente circa il 3% di interesse nominale sui titoli a 10 anni, metà di quello che la Grecia paga per i prestiti di emergenza e molto meno di quanto avrebbe pagato se avesse provato a raccogliere fondi nei mercati privati.

Questo approccio ha diversi vantaggi: lasciando il valore nominale del debito inalterato, i funzionari UE potrebbero sostenere che la ristrutturazione del debito della Grecia non costituisce un default, limitando così il contagio. Le banche europee tengono il debito greco, facendo finta che valga ancora il suo pieno valore. La Banca centrale europea avrebbe meno scuse per rifiutare i titoli greci come garanzia.

La questione è se il cambiamento in cedole, possibilmente accoppiato con una proroga delle scadenze, sarà sufficiente per stabilizzare l’economia greca e per rilanciare la crescita del paese.

Anche se con dei tassi di interesse a livello di quelli tedeschi, la Grecia dovrebbe avere un avanzo pari almeno al 2% del PIL, ancora abbastanza grande e lontano dalla situazione reale di oggi. Con il valore nominale del debito invariato, la resistenza psicologica sulle aspettative e sugli investimenti potrebbe far indugiare.

L’alternativa è tagliare il valore nominale del debito del paese. I leader europei sembrano infatti propensi a muoversi in questa direzione. Il taglio richiesto è tuttavia grande, ovvero la metà del debito del paese. Questo porterebbe la Grecia ad avere un debito circa pari all’80% del PIL (dato che ora si trova attorno al 160% del PIL), un rapporto superiore a quello della Spagna.

Dunque, quali sono le possibili soluzioni e che cosa dobbiamo attenderci dai mercati?

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Poker e Casinò Online: Scatta la Possibilità di Giocare Cash e i Consumatori Protestano


pokeronline2007.gifDallo scorso lunedi (18 luglio) è
iniziata una nuova era per il gioco d’azzardo legale online in
Italia. Infatti, come previsto dal decreto Abruzzo 2009 e dopo una
fase di sperimentazione che ha coinvolto nei mesi scorsi oltre 200
sale virtuali online, è stata aperta la possibilità per i cittadini
italiani di giocare soldi veri nei casino online. In sostanza
rispetto a prima è stata introdotta la possibilità di effettuare
puntate cash sui giochi online e ai tavoli da poker online, proprio come nei
veri casinò, in luogo della possibilità di giocare solo in modalità
torneo (ovvero pagando un buy in iniziale).
Il nuovo sistema, che diverrà
definitivamente operativo il prossimo venerdi (22 luglio), si
appresta a conquistare parecchi consumatori, basti pensare che
secondo quanto comunicato dalla piattaforma di giochi NetBetCasino,
negli ultimi 30 giorni 3,5 milioni di italiani hanno cercato il
termine “giochi online‘ su Google mentre 1 milione di persone ha
cercato i “casinò”. Roulette, slot machine e black jack invece
hanno raccolto rispettivamente 850 mila, 180 mila e 100 mila ricerche
da parte degli utenti italiani. Sempre secondo le previsioni di
NetBetCasino.it, questa nuova opportunità di gioco porterà il
settore ad attestarsi su un giro di affari intorno ai 40 miliardi,
già nel 2012, pari ad oltre il il 2% del PIL nazionale.

Insomma la voglia di gioco in Italia
sembra sempre maggiore e questa nuova opportunità pare proprio fatta
apposta per incontrare le esigenze degli italiani.
Tutto ok, parrebbe, se non fosse che il
gioco d’azzardo nasconde parecchie insidie non solo nelle trame dei
tavoli verdi ma anche in quella della psicologia umana e andare
incontro a vere e proprie patologie è tutt’altro che impossibile (o difficle).
In proposito, Marco Porlizzi,
presidente di Primo Consumo, ha espresso giudizi negativi sia nei
confronti dei governanti che delle concessionarie, colpevoli di aver
sottovalutato, quand’anche ignorato il crescente problema delle
ludopatie tra i giocatori abituali, che sempre più spesso finiscono
col far ricorso: “a prestiti illegali per tentare di recuperare le
perdite finendo nella rete degli usurai".
Decisamente Critica nei confronti di
questa misura è anche l’associazione Libera, secondo cui “ Da
oggi per legge si può diventare malati d’azzardo”.

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I segreti dei professionisti del Forex, parte 3


Terminiamo in questo articolo di parlare dei segreti dei professionisti del Forex, ovvero di quei piccoli accorgimenti da mettere in essere per poter fare in modo che il proprio trading sia migliore.

Tenete presente che un sistema di trading ha bisogno di essere testato con i dati storici vecchi di almeno sette anni. La qualità del test deve essere di almeno il 90%. Gli errori non corrispondenti devono essere pari a zero. Il sistema deve essere testato anche in avanti per un periodo minimo di tre mesi. Ovviamente, più un periodo è lungo e meglio è. Le esigenze del sistema devono anche prevedere l’uso dei livelli di stop loss, altrimenti si possono dover affrontare delle perdite troppo grandi.

Come possiamo vedere andando ad analizzare questi segreti dei professionisti del mercato delle valute, i segreti di cui parliamo non sono così segreti e non c’è nessuna magia. Quindi, perché così tanti operatori Forex falliscono quando fanno trading? Questo accade perché il successo commerciale consiste nella combinazione di diverse tecniche. Quando una di esse manca, non si ha successo.

Ecco perché bisogna curare ogni singolo aspetto del trading, dalla scelta del giusto sistema di operatività, fino al giusto approccio mentale allo scambio di valute. L’obiettivo è quello di assicurarsi che si riuscirà a fare un costante e proficuo scambio di valute.

Fare Forex non è facile, assolutamente, bisogna metterci tanto impegno e buona volontà, altrimenti non si riuscirà ad avere successo e si rischia di perdere molto denaro. Per questo motivo sapere quali sono i “segreti” dei professionisti e cercare di metterli in pratica nel modo migliore possibile è una cosa fondamentale da fare.

Alla fine bisognerà operare in maniera costante ed attenta, praticando l’uso degli stop loss, altrimenti il rischio di fallire è troppo alto. In questa maniera, facendo un passo alla volta, si avrà il successo tanto atteso.

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I segreti dei professionisti del Forex


E’ noto che nel Forex ci sono dei modi di operare migliori di altri. Possiamo chiamarli segreti, ad esempio. Vediamo come amano operare i trader che hanno più successo nel mercato delle valute. Preparatevi però, perché si tratta di segreti che tutti voi potete già avere e possedere. Il Forex infatti è un mercato dove tutti possono guadagnare, non necessariamente i trader già ricchi.

Le persone che commerciano nel settore delle valute da anni hanno vissuto dei momenti diversi, a volte molto redditizi mentre altre volte difficili da superare. L’esperienza consente loro di condividere la propria filosofia con i principianti.

Per prima cosa si parla di gestione del denaro. E’ una cosa della quale devi aver sentito parlare. La gestione del denaro è uno dei segreti Forex più utili che ti permette di controllare le perdite e di aiutarti a risparmiare denaro. Riuscendo a gestire il tuo denaro in maniera lucida ti permette di avere delle perdite ridotte davvero al minimo e, eventualmente, portare al massimo il tuo tasso di vincita. Le regole della gestione del denaro, come il calcolo del rapporto tra vittorie / sconfitte, è molto semplice, tanto che possono essere apprese da tutti.

Il secondo segreto è quello di avere un piano di trading. Tale piano di trading è un segreto tipico di ogni trader di successo. Si tratta di formulare, ovvero mettere per iscritto, quali sono i tuoi scopi, determinare i rischi legati al forex e scegliere le tue posizioni. Avere un piano di trading per realizzare le vostre operazioni è un “must” e può davvero aiutarvi a fare bene, aumentando il tuo tasso di vittorie, diminuendo le perdite e dandoti maggior successo. Se si segue questo come uno dei principali segreti di trading nel mercato delle valute ti permetterà sicuramente di guadagnare di più, perché si sa dove muoversi, quanto si può perdere e quali operazioni sono valida da fare.

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